Intervista a David Glauso

Pubblicato: Sabato, 09 Luglio 2016 Scritto da La Redazione

Conoscere un fotografo che vive la fotografia con passione e professionalità è sempre un piacere ed un momento di condivisione. L’incontro con David Glauso a Firenze, durante un evento Fujifilm, è stato sicuramente piacevole.
Da quel giorno mi ha incuriosito il modo singolare di David Glauso di osservare e interpretare la vita attraverso la fotografia. Ho apprezzato la sua professionalità ed è nata da subito l’idea di presentare il fotografo fiorentino ai lettori di Riflessi fotografici.

David, come ti sei avvicinato alla fotografia?
All’età di 10 anni mi venne regalata dai miei genitori una reflex analogica, una Fujica STX-01 completamente manuale. Ho avuto la fortuna di acquisire la tecnica di base grazie ad un amico di famiglia Mario Sansucci ed ho continuato fino all’età di 18 anni a fotografare. Dopo ho abbandonato la fotografia per 20 anni circa.

Cosa ti ha spinto a riprendere a fotografare?
A dicembre 2011 decisi di riprendere un vecchio amore, la fotografia così per gioco per evadere dalla monotonia della vita di tutti i giorni. Sono partito a fotografare dalla strada dove mi sono cimentato per circa 1 anno per riacquisire il metodo e lo stile fotografico. Da quel giorno non ho mai smesso di fotografare sia per lavoro che per uso personale.

Quale è il genere che più preferisci e come sei diventato professionista?
Da subito mi sono appassionato alla fotografia di strada, la Street Photography, che mi ha permesso di osservare la vita con occhi diversi. Sono sempre stato curioso delle persone e da come vivono nella vita di tutti i giorni. Nella mia Street, il fotografo diventa parte integrante della scena contrariamente a come viene interpretata da quasi tutti gli Street Photographer. Le persone che vengono riprese nelle mie fotografie devono vedermi perché alla fine ogni scatto diventa come un dialogo silenzioso tra me e loro. Dall’osservazione della città nasce il desiderio di riportare i miei scatti nella fotografia commerciale, moda ed eventi. La professione come fotografo nasce per caso dopo 1 anno aver iniziato a scattare in digitale.
Oggi mi occupo di moda (Street Style), di reportage aziendali ed eventi come matrimoni ma soprattutto mi ritengo un ritrattista.

Raccontaci del ritratto.
Sono sempre stato affascinato dalle persone ed amo raccontarle in fotografia con il mio essere prima di tutto un uomo semplice prima che fotografo.
Mi piace mettere in evidenza la parte bella e elegante che ognuno di noi ha creando una complicità con i soggetti che fotografo. I miei ritratti sono come delle foto interviste. Le persone ritratte si raccontano davanti alla mia fotocamera con semplicità senza nessun timore e imbarazzo.
Mi sono appassionato al ritratto femminile ma con l’intento di raccontare le donne in modo gentile e delicato in tutte le loro sfaccettature.
Raccontare le persone attraverso le immagini credo che sia la cosa più piacevole di questa grande arte che è la fotografia.

Un aneddoto legato alla tua fotografia?
Dopo un servizio prematrimoniale i futuri sposi mi hanno ringraziato per una cosa che mi ha colpito molto: mi hanno detto che da quelle foto hanno scoperto una parte di loro due insieme che non conoscevano affatto. Credo che sia una grandissima soddisfazione per un fotografo. Mi piace raccontare l’essenza delle persone che fotografo perché sono loro stessi si vogliono mostrare davanti alla mia fotocamera per come sono realmente.

Cosa ti porta a scattare?
L’osservazione della scena e la luce mi catturano la curiosità e questo succede in tutti i generi fotografici in cui mi cimento. Fotografando persone mi faccio trascinare dall’emozione che ogni volto mi trasmette per catturare l’energia che ognuno di loro mi da.

Preferisci scattare in analogico o in digitale?
Da quando ho ripreso a fotografare ho iniziato in digitale ma scattando come avevo imparato da bambino in analogico come se non avessi mai sospeso di farlo. Scatto completamente in manuale usando solo l’autofocus e solo sulle reflex.
Amo fotografare in bianco e nero per esaltare l’essenza delle mie immagini.
Da circa un anno ho ripreso a fotografare anche in analogico con la mia Leica M6 e la Rolleiflex 3.5F ma solo per la mia fotografia personale. Per gli altri usi scatto sempre in digitale.

Quali sono i tuoi fotografi di riferimento?
Quando ripresi a fotografare nel dicembre 2011 non ho guardato i grandi della fotografia perché non volevo essere influenzato cercando che si sviluppasse in me uno stile tutto mio.
Solo dopo ho iniziato a guardare i grandi della fotografia. Amo su tutti il genio di Jeanloup Sieff e sicuramente dopo Eliott Erwitt, Robert Doisneau e Helmut Newton.
Credo che nelle immagini di questi grandi della fotografia ci sia la bellezza della vita che io cerco di raccontare. Il cinema, credo, abbia influenzato il mio modo di fotografare. Amo la fotografia che racconti qualcosa e che sia dinamica.

Dove vuoi arrivare?
La fotografia è essenzialmente un mio modo di esprimermi. Sto facendo un bel percorso e come tutti i percorsi esso comporta una crescita senza fine. Non si finisce mai di imparare e non si è mai arrivati. Solo cosi la bellezza di fotografare non finirà mai.
Sarà la vita a raccontarmi dove arriverò con la fotografia. Per ora ringrazio tutte le persone che hanno creduto in quello che ho fatto.

 

Step by step (Firenze 2013. Sotto, Don't smoke (mondiali ciclismo Firenze 2013)

 

 

Un momento rubato a Patrizia. Sotto, L'abbraccio (reportage per la Fondazione ANT "Il ballo delle debuttanti")

 

Ritratto di Aurora. Sotto, Noemi la vera bellezza di una mamma.

 

Melissa Pini, il ritratto di moda. Sotto due immagini di Alice, "Ricerca introspettiva dell'essere"

 

 

Marianella Bargilli, pensieri femminili. Sotto, ritratto di Silvia