Fujifilm X-E1: Gemella diversa

Categoria: Prove corpi macchina Pubblicato: Mercoledì, 21 Novembre 2012 Scritto da Max Angeloni

Testo e Foto di Max Angeloni

Se fosse una recensione sulla qualità delle immagini prodotte dal Fujifilm X-E1 e una descrizione delle principale caratteristiche operative questo test sarebbe il più breve del mondo.

Volete sapere come sono le foto scattate dalla nuova CSC di Fuji?

Volete sapere come sono i Raw lavorati con i programmi Adobe?

Volete sapere come va l’autofocus? Volete sapere qual’è il tempo di scrittura?

Tutto uguale alla X-Pro1.

Punto… fine… arrivederci.

Benché la Fujifilm X-E1 sia stata presentata insieme al nuovo 18-55, il Fujinon XF 35 f/1.4 R continua ad essere la scelta perfetta per le foto notturne

Bene. Svelati gli arcani che a tanti fotoamatori hanno tolto il sonno, passiamo a quali sono gli elementi reali che contraddistinguono le due “regine” della Fujifilm tanto da determinare un prezzo di listino molto differente.

Con il digitale si è largamente diffuso il pensiero che solo, o quasi, le caratteristiche legate al sensore fossero sinonimo di qualità. Ci siamo scordati che, quando il sensore era unico per tutte le macchine fotografiche (la pellicola), sono sempre esistiti modelli che si differenziavano (e di molto) per il prezzo.

Gli elementi che possono influire sul costo vivo di produzione (e di conseguenza di vendita) sono innumerevoli e coinvolgono, oltre all’elettronica, anche i materiali utilizzati per la costruzione e l’implementazione di soluzione tecniche più raffinate.

Per questo le Fujifilm X-Pro1 e X-E1 sono gemelle diverse… ma non troppo.

Il cuore è lo stesso, i polmoni sono gli stessi, il cervello è lo stesso, gli occhi sono gli stessi. Quello che cambia è la struttura fisica, il modo di vestire e il carattere nonostante la personalità sia la stessa.

Il sensore 16MP X-Trans CMOS è in grado di reggere lunghe esposizioni e diaframmi molto chiusi senza subire un calo della qualità dell'immagine
XF 35 f/1.4 R, 4,3 secondi, f/11, Iso 200. Di rilievo l'effetto "stella" restituito dalle fonti luminose artificiali.


Ma andiamo con ordine e partiamo dalle differenze evidenti. Evidenti almeno se ci limitiamo ai dati delle schede tecniche.
La X-E1 perde il mirino ottico e ha il monitor posteriore leggermente più piccolo e meno raffinato.
Al contempo guadagna un mirino elettronico più ampio e performante, il correttore di diottrie e un piccolo flash a scomparsa.

Ma tutto questo cosa comporta quando passiamo dalle schede tecniche al fotografare quotidiano? Partiamo dai monitor posteriori.  L’unica differenza palese è che quello della X-E1 è un pelino più piccolo. La riproduzione cromatica è uguale. Per il resto alle differenze dovute dalla risoluzione, all’atto pratico, ci si fa poco caso (o nulla). Identico discorso, ma a parte inverse, per il mirino elettronico. L’unica differenza è la cromia restituita che appare più accesa e contrastata in quello della X-E1. Per quanto riguarda mirino ottiche è flash c’è poco da aggiungere. Sono elementi che mancano in uno o nell’altro modello quindi non si possono mettere a paragone.

La X-E1, al pari della X-Pro1, è in grado di restituire Jpg OOC in qulsiasi condizione di luce e di sensibilita. Personalmente preferisco utilizzare le
"Professional Color Negative Film Modes”. Nella foto dei fiori la Pro Negative Hi (Nh), nel ritratto ambientato la Pro Negtive Standard (Ns)

E allora?
In cosa si distinguono le due macchine fotografiche?
Come ho già premesso, se facciamo un parallelo con due gemelle, le differenze le troviamo nella struttura fisica, nei vestiti e nel carattere. La X-E1 è brevilinea e asciutta, e indossa indumenti leggeri e pratici e gli piace poter spaziare in tutti campi dell’immagine. La X-Pro1 è prosperosa e tonica e veste con tessuti ricercati e resistenti. È meno eclettica della sorella ma dedica tutta se stessa a ritrovare quel gusto del fotografare che ormai sembrava scomparso.  Non è un caso che la X-Pro1 sia “nata” accompagnata da un corredo di ottiche fisse, un mirino ottico, e una porta per il cavo Synchro Flash Non è un caso che la X-E1 sia “nata” accompagnata da uno zoom silenzioso e performante e una porta per l’ingresso audio del microfono esterno.  La X-Pro1 è nata per fotografare riscoprendo la semplicità dialcuni gesti che ormai ci eravamo rassegnati a rilegarli al passato La X-Pro1 è nata per offrire un prodotto poliedrico al pari di quello offerto dagli altri sistemi CSC.

In quei 100gr di differenza c’è molto di più di un mirino ibrido e nel corpo macchina più solido (almeno apparentemente) e più generoso di forme. In quei 100gr è condensata una filosofia differente.  Con questo non voglio dire che l’una sia meglio dell’altra. Da sempre affermo che le scelte vanno sempre fatte in base al proprio fotografare. Personalmente adoro il mirino ottico della X-Pro1 e con la X-E1 ne sento la mancanza. Al contempo adoro il piccolo flash e la maggiore compattezza della X-E1. Compattezza che vedo bene con un bell’obiettivo pancake 23mm (35mm equivalenti) per sfruttare con il minimo ingombro tutte le potenzialità del 16MP X-Trans CMOS. Ma certo che una soluzione molto simile esiste già… e si chiama X200… pardon… X100.

I file Raf, pur persistento una certa approssimassione nello sviluppo con i software Adobe, conservano intatte tutte le infotmazione necessarie per eseguire
in scioltezza anche una post produzione spinta o la conversione in BN.

XF 18-55mm F2.8-4 R OIS LM

Dall’uscita della X-E1 non si sente parlare che di questa macchina fotografica accoppiata al nuovo 18-55 di casa Fujinon. Da un lato è giusto, poiché è la lente “kit” offerta al pubblico. Dall’altro lato è sbagliato perché si sono creati una serie di malintesi che hanno confuso le acque riguardo la resa dell’ottica e le prestazioni dell’autofocus. In realtà la resa è indipendente dall’obiettivo utilizzato. Come abbiamo spiegato le due “gemelle” di casa Fujifilm sono identiche sotto l’aspetto fotografico. Quindi il 18-55 avrà pari pregi e pari difetti indistintamente dalla macchina fotografica utilizzata. Stesso discorso per la rapidità di messa a fuoco. Da molte parti (i soliti frettoloni) si è letto che la X-E1 aveva un autofocus più prestante rispetto la sorella maggiore. In realtà l’autofocus è identico (X-Pro1 firmware 2).  Quello che cambia e il sistema di motorizzazione del nuovo zoom. Il “linear motor-driven focussing system” è un sistema che consente all’ottica di ottenere una reattività della messa a fuoco molto più elevata rispetto agli altri obiettivi e una silenziosità di esercizio quasi assoluta. Silenziosità tutta a favore dell’utilizzo “cinematografico”. Per questo abbiamo deciso di parlare del Fujinon XF 18-55mm F2.8-4 R OIS LM in seguito. Ovvero prendendoci tutta la calma che merita l’approfondita conoscenza di un nuovo strumento fotografico.

Fujifilm X-E1, Fujinon XF 35 f/1.4 R a f/1.4

Tirata di orecchie

Come sappiamo la Fujifilm X-E1 ha ingombri minori rispetto la X-Pro1. E oltre agli ingombri minori ha un flash a “scomparsa” in più. Questo ha portato ad un riposizionamento di alcuni elementi della macchina fotografica. Se per il tasto di visualizzazione delle immagini lo spostamento sulla parte sinistra del dorso è di marginale importanza, la nuova posizione dell’illuminatore ausiliario per l’AF invece porta ad un fastidioso inconveniente. Non è raro infatti che, in fase di scatto, con il medio della mano destra, si vada a coprire proprio quella lucina così importante  nella fase di messa a fuoco con luce scarsa. Ora… tutto dipende ovviamente dal modo in si impugna la macchina fotografica. Ma a me capita spesso e volentieri di “impallare” il sottile fascio luminoso.