Economia Fotografica: Una generazione di grande qualità… con qualche compromesso

Categoria: Prove corpi macchina Pubblicato: Domenica, 24 Febbraio 2013 Scritto da Max Angeloni

Testo e Foto di Max Angeloni

Questo segmento di strumenti fotografici mi è sempre piaciuto.
Essenziale, pratico e di grande qualità fotografico l’ho sempre interpretato come il vero corredo racchiuso in un solo oggetto.
Ovviamente mi riferisco alle compatte con grande sensore e ottica fissa non intercambiabile.
Ma cosa offre il mercato dell'usato e quali sono le caratteristiche che contraddistinguono queste tre interpretazioni dello stesso segmento di strumenti fotografici?
Cerchiamo di scoprirlo
.

L’apripista è stata Sigma con le varie versioni che si sono alternate con sotto la sigla “DP”.
Nel 2009 anche Leica ha fatto il suo ingresso con la X1 anticipando Fujifilm che nel 2010 ha letteralmente reinventato questo segmento con la X100.
Le ho avute tutte e tre, l’ho amate e odiate tutte e tre, le vorrei avere tutte e tre perché ognuna di loro è in grado di offrire, in così poco spazio, tanta qualità.

 

 

Oggi le Sigma DP2X, Leica X1 e la Fujifilm X100 sono fuori commercio. E grazie a questa corsa al rinnovamento del catalogo, si possono fare veri affari sul mercato dell’usato.
Sui banchi dei venditori, infatti, adesso fanno bella mostra di se la Sigma DP Merrill, la Leica X2, la Fujifilm X100s e la RX1, la interpretazione full frame di Sony che stiamo provando proprio in questi giorni.
Ma andiamo con ordine e riassumiamo le principali caratteristiche di queste tre macchine fotografiche.

La Sigma DP2X è dotata del sensore Foveon X3 (APS-C 20.7 x 13.8 mm). È la versione “DP” con l’obiettivo da 24mm (angolo di campo equivalente 41mm) ed è l’ultima Sigma a utilizzare il sensore da 14MP. I nuovi modelli, raggruppati sotto la sigla “Merrill” hanno un sensore leggermente più grande (APS-C 24x16) e la risoluzione ha toccato la soglia 46MP.
Ora.. si potrebbe parlare all’infinito sulla reale risoluzione delle Sigma ma non è possibile quantificare quale sia la reale potenzialità espressa in Mega Pixel. Il Foveon X3 è il risultato di tre sensori sovrapposti. Ogni sensore è deputato a catturare solo un colore primario (Rosso Verde Blu). Nel caso della DP2X ogni singolo sensore ha la risoluzione di 4.7MP. 4.7x3 uguale 14.1MP. Quindi la risoluzione è 4.7MP o 14.1MP. Personalmente credo che basti sapere che i risultati ottenuti dalla Sigma DP2X siano pari o superiori ad un sensore tradizionale da 10-12MP. In ogni caso, a basse sensibilità, le immagini che si possono ottenere con la Sigma sono le uniche ad avere una resa “analogica”. Sono qualcosa di straordinario, da rimanere a bocca aperta. Purtroppo tutte le macchine fotografiche fin qui prodotte hanno calo drastico della resa già alle medie sensibilità e sono carenti sotto l’aspetto della velocità operativa.

La Leica X1 ha un po’ sorpreso tutti. Fino ad allora la casa tedesca aveva affidato la parte “consumer” dei suoi prodotti alla partnership con Panasonic. Veri e propri modelli di macchine fotografiche “gemelle” a cui la casa di Solms ha sempre “impresso” una sua personalizzazione estetica e di firmware. Da qui, il catalogo, saltava direttamente al leggendario sistema a telemetro M.  La X1 ricalca molto le caratteristiche, sulla carta, delle Sigma DP. Obiettivo con apertura massima f/2.8, tempo più veloce 1/2000, focale equivalente di circa 35mm (Sigma circa 40mm), flash incorporato, assenza di mirino elettronico, e schermo da 230.000 punti. Anche la Leica X1 soffriva di una eccessiva lentezza operativa generale, e in particolare, del sistema autofocus. Con il Firmware 2.0 le cose sono molto migliorate, ma sono rimaste alcune incertezze che non la rendono un fulmine di guerra. Al contrario della Sigma, il sensore è un tradizionale CMOS da 12.2MP.  Nonostante questo, anche con la piccola Leica ci troviamo di fronte ad un mezzo in grado di restituire immagini di altissima qualità. Questo grazie all’ottimo lavoro fatto da Leica sul trattamento dell’immagine e l’indiscussa qualità dell’ottica. La resa rimane molto fruibile fino alla soglia massima dei 3200 Iso.

Nel 2010 Fujifilm rompe gli schemi ridisegnando completamente il segmento immettendo sul mercato la X100. Non più una semplice “compatta” con sensore grande ed ottica fissa ma una vera macchina fotografica dotata di un rivoluzionario mirino ibrido. La X100 ha i diaframmi selezionabili attraverso la ghiera sull’obiettivo e i tempi si innalzano a 1/4000 mentre la luminosità dell’ottica arriva ad f/2. Di contro è equipaggiata con il “rodato”, ma tradizionale, CMOS da 12,3MP e, tanto per cambiare, la velocità operativa dell’autofocus è troppo lenta per le ambizioni di questo strumento fotografico. Anche in questo caso, però, l’introduzione dei firmware successivi hanno permesso di rendere la X100 la più rapida di tutto il lotto delle macchine fotografiche di pari categoria.

Come abbiamo visto, Sigma, Leica e Fujifilm sono tre diverse interpretazione dello stesso segmento. Ognuna con dei punti di forza in base al proprio fotografare.
Quale sia la migliore è impossibile dirlo. Noi le abbiamo provate, in tempi diversi, tutte e tre.

Quindi se volete farvi un’idea di quale delle tre sia quella che vi fa battere il cuore più forte non vi resta che leggere le nostre prove sul campo.
Prove sul campo che vogliamo iniziare con la Sigma DP2X.

 

Sigma DP2x
(ultima revisione Febbraio 2013)

Se fossimo a scuola la Sigma DP2x sarebbe un' alunna dalle enormi potenzialità ma che si applica poco.
Le caratteristiche del sensore Foveon, pur essendo le più simili rispetto alla pellicola, in realtà non sono mai state sviluppate come avrebbero meritato.

Al pari del sensore Super CCD di Fujifilm, il Foveon è stato schiacciato dall'adozione dei sensori C-Mos e CCD come standard fotografico digitale.
Ed è evidente come lo sviluppo tecnologico applicato a migliaia di prodotti abbia un' accelerazione e un' evoluzione enormemente maggiore rispetto a quello destinato a una decina di modelli di macchine fotografiche.
Ma tant'è, e dal lontano 2002, anno in cui la SD9 fu la prima digireflex ad utilizzare il sensore Foveon, nessun'altra casa produttrice si è unita al cammino iniziato da Sigma ed è un vero peccato.Peccato perché se le cose fossero andate diversamente, macchine fotografiche come la DP2x, non sarebbero dei prodotti di "nicchia" ma veri e propri oggetti del desiderio per milioni di fotografi.
E allora vediamo come questa macchina fotografica di nicchia va sul campo tra premesse da mantenere, nuove soluzione da sperimentare, certezze da consolidare e vecchi vizi da risolvere.

La gamma dinamica della Sigma DP2X non è molto estesa. In condizione di ampia latitudine di posa conviene sempre esporre per le luce e demandare
al Software Sigma Photo Pro il recupero delle ombre.

L'ergonomia è quella che ben conosciamo dall'uscita della serie DP. Solida e squadrata sembra quasi che nel suo interno debba ancora essere alloggiata la pellicola.
Il tutto trasmette una buona sensazione di solidità.
I comandi, completi ed intuitivi, sono ben posizionati. Non bisogna mai passare per i menù per nessuna operazione inerente la fase di scatto grazie anche al tasto multifunzione "QS" che permette, in modo semplice e rapido, di variare le principali impostazione come la sensibilità e modalità di esposizione.
Ma questi sono pregi che gli utenti delle compatte Sigma già conoscevano.
Le novità principali da sperimentare sono altre e in particolar modo la velocità operativa generale e quella più specifica dell'autofocus.
In realtà qualche miglioramento c'è stato ma nulla di epocale rispetto alle aspettative. Il modulo autofocus effettivamente sembra più reattivo a patto che la luce sia sufficientemente buona.
Con illuminazione scarsa invece le cose tornano ad essere piuttosto deludenti ma questo non è di grande importanza, poiché la Sigma DP2x non è, come vedremo in seguito, macchina fotografica nata per essere utilizzata in condizione di luce insufficiente.

 

La resa dei colori e dei contrasti è superlativa in condizioni di luce ottimale. Si scatta in Raw, si apre il file con Sigma Photo Pro, due, eventuali, aggiustatine
e il gioco è fatto.

 

La scrittura del Raw invece è ancora molto lenta. Su scheda da 20MB/s bisogna aspettare dai 6 agli 8 secondi per rivedere lo scatto appena effettuato.
In compenso, dopo solo un secondo, la Sigma DP2x riprende pienamente la capacità operativa e non si congela neanche dopo una lunga serie di scatti.
Questo compromesso non fa correre il rischio di perdere l'occasione di uno scatto colto al volo a causa del letargo della macchina fotografica.

Per quanto riguarda il cuore della Sigma DP2x non ci sono novità di rilievo. Il sensore rimane quello di sempre, nel bene e nel male. Un piccolo miglioramento è percettibile nel lavoro del processore d'immagine, ma sostanzialmente il risultato finale non si discosta da quello ottenuto con i modelli precedenti.
Un risultato che, nonostante gli anni che passano, rimane unico nel panorama delle macchine fotografiche digitali. Mettiamo subito in chiaro che l'unico modo per ottenere il massimo dai file delle Sigma è quello di scattare in Raw e utilizzare il software Sigma Photo Pro fornito in dotazione.

 

Le Sigma DP si prestano perfettamente alla fotografia da "passeggio" e di "paesaggio". Molto meno alla Street Photography ove la lentezza operativa generale
rappresenta un limite oggettivo.

Ma come abbiamo premesso la Sigma DP2x è una macchina di nicchia e come tale non è destinata a chi desidera Jpg belli e pronti, sensibilità Iso stratosferiche, velocità operative supersoniche. Il Foveon, non necessitando di filtri anteposti al sensore, mette a disposizione del fotografo altre caratteristiche altrettanto importanti. Immagini secche e ricchissime di dettaglio, colori coerenti alla realtà e ricchi di sfumature.
Alle sensibilità più basse (50-100 Iso) la resa delle Sigma non ha paragoni con alcun altro file digitale.
A 200 Iso la qualità globale si mantiene su standard elevati ma si inizia a perdere qualcosina di quel "più" del sensore Foveon. I 400 Iso sono ancora accettabili in condizione di una buona illuminazione a patto che l'esposizione sia corretta. Alle sensibilità più alte la Sigma DP2x mostra la corda soprattutto in presenza di soggetti umani. Non è raro riscontrare macchie e artefatti rossi nelle zone meno illuminate della pelle. Paradossalmente la quantità di dettaglio, pur in presenza di un livello di corruzione inaccettabile, rimane altissima anche a 1600 e 3200 Iso.

 

 

Per comprendere meglio di cosa sia capace il sensore Foveon X3 a livello di dettaglio basta osservare il crop al 100%.
Basta osservare il modo "secco" con cui è riprodotta la ringhiera per capire la differenza tra un sensore tradizionale e il Foveon X3.

 

L'elemento che andrà curato e rinnovato con massima perizia riguarda proprio un campo in cui Sigma non dovrebbe aver problemi a mettere le mani: l'obiettivo. Con l'avvento delle CSC e la commercializzazione di altre compatte con sensore di grande dimensioni, Fujifilm X100 in testa, il 24mm f/2.8 della DP2x, pur corretto sotto l'aspetto delle geometrie, appare inadeguato poiché poco luminoso, non stabilizzato e privo della funzione macro.
In considerazione del corto ventaglio delle sensibilità realmente fruibili, avere a disposizione uno stop, o più, di luminosità sarebbe auspicabile per due motivi.
Il più ovvio è quello di poter fotografare in sicurezza anche con luce tenue, situazione in cui la Sigma DP2x si comporta egregiamente, il secondo è quello di riuscire ad ottenere immagini più "tridimensionali" grazie ad uno sfocato più accentuato.

 

Le funzioni macro della Sigma DP2X non permettono di catturare immagini con un rapporto di ingrandimento maggiore ma consentono di avvicinarsi maggiormente al soggetto.
Il tutto a beneficio della capacità di isolare il soggetto stesso e della amplificazione dello stacco dei piani.


In conclusione la Sigma DP2x è una macchina fotografica senza mezze misure e come tale suscita sensazioni contrastanti. Da un lato fa storcere la bocca per le "solite" pecche che, pur subendo smussature, persistono modello dopo modello. Dall'altra si dimostra uno strumento perfetto per chi ama dedicarsi ad una tipo di fotografia dal sapore analogico con pochi fronzoli e in cui le basse sensibilità sono la norma. La risoluzione poi, apparentemente bassa, in realtà consente di realizzare, senza patemi d'animo, anche crop molto spinti e la stampa di foto di grande formato.
Il software Sigma Photo Pro è di aiuto in questo. Pochi comandi ed estremamente intuitivi. Basta tarare in maniera corretta il bianco e i colori prenderanno vita senza mai sembrare artificiali o irreali con una restituzione dei dettagli più fini sempre croccanti e privi di sbavature.

 

L'obiettivo Sigma 24.2mm f/2.8 è un'ottica che sfrutta egregiamente le caratteristiche di nitidezza dalla Sigma DP2X.
Per quanto modesto, lo sfocato restituito è abbastanza piacevole. Bassa invece la sensazione di plasticità e di tridimensionalità.

Ma anche qui una tiratina di orecchie a Sigma. La versione 5 di Sigma Photo Pro ha fatto un grande passo avanti rispetto alla precedente. E questo si nota soprattutto sul recupero delle alte luci. Alte luci che, vista la corta latitudine di posa del Foveon, rappresentano da sempre il tallone di Achille di questo sensore tanto da suggerire una sottoesposizione costante in fase di scatto. Manca però la possibilità di addrizzare le immagini e questo vuol dire obbligare gli utenti a compiere una lavorazione successiva per ovviare a tale ed eventuale pecca.
Ultima curiosità. Al momento in cui scriviamo i programmi di Adobe (ACR e Light Room) sono in grado di leggere correttamente iRaw della DP2x solo se realizzati alle sensibilità comprese tra i 50 e i 200 Iso. A 400 Iso e oltre avviene un degrado dell'immagine tale da far perdere interi canali di colore.

 

Leica X1
(ultima revisione Febbraio 2013)


Quando la Leica presentò la X1 furono in molti a storcere la bocca e in molti a domandarsi a quale segmento di mercato fosse rivolta questa macchina fotografica.
In quel momento, infatti, il micro 4/3 era il “fenomeno” del momento e tutti si aspettavano che, a breve, tutte le case produttrici si sarebbero buttate a capofitto in questa nuova frontiera della fotografia.
La realtà dei fatti, valutando a posteriori il tutto, si è rivelata differente e ci sono voluti più di 4 anni perché il ventaglio offerto dai vari marchi fosse sufficientemente articolato.
Inoltre, la frettolosa scomparsa delle reflex pronosticata da molti a favore delle “mirrorless”, non è avvenuta.

La cannibalizzazione, complice anche le funzioni fotografiche sempre più sofisticate e fruibili dei vari telefonini e tablet, in realtà ha colpito maggiormente le compatte zoom di fascia alta e le CSC sono ancora in evoluzione e in cerca di un’identità più definita.
Ma tant’è.
La scelta di Leica sembrava un’eresia visto che, fino ad allora, solo Sigma l’aveva intrapresa con la serie DP.
Eresia che, visto il prezzo di commercializzazione molto alto, sembrava ancor più giustificata viste le caratteristiche  sulla “carta” di questo strano oggetto di Leica. Caratteristiche per certi versi sovrapponibili proprio con la “meno blasonata” Sigma.
Stessa tipologia di obiettivo, stesse dimensioni del sensore, stessi tempi di scatto e così via. Anche la velocità operativa, non era esaltante e l’autofocus mostrava delle incertezze che poco si addicevano al rango del bollino che faceva bella mostra di se sul corpo della X1.

 

1/1600, f/6.3, Iso 100, -1EV

 

Paradossalmente oggi si può ottenere un prodotto maturo e dal prezzo adeguato, più rivolgendosi al mercato dell’usato che a quello del nuovo. Proprio grazie all’uscita della X2 e complice il firmware rilasciato nel 2011 che ha migliorato, e di molto, la velocità dell’autofocus, abbiamo deciso di mettere alla prova l’ultimo elemento del terzetto.
Partiamo da un presupposto. La Leica X1 continua ad essere la più cara delle tre concorrenti (Sigma DP2X e Fujifilm X100) ma se incentriamo tutto il discorso sul prezzo non ne usciamo più fuori e commettiamo un errore che emerge un po’ troppo spesso quando si parla della casa di Solms.Le Leica sono care. E su questo non ci piove. A pari caratteristiche i prodotti Leica costano sempre di più. E anche su questo non si discute.
Su quello che invece ci sarebbe da discutere è il decretare a priori che, a pari qualità, Leica costa sempre di più.
È indubbio che si paga il blasone e si paga il “bollino” rosso, ma è anche indubbio che il livello costruttivo e qualitativo dei prodotti di Leica sono sempre, almeno quelli di fascia alta, senza pari nel panorama fotografico mondiale.
Soffre, a volte, sotto il profilo dell’elettronica, è non è rapidissima a porvi rimedio.

 

L'autofocus della Leica X1 ha beneficiato, in termini di velocità, dell'aggiornamento firmware 2.0. Pur non raggiungendo ugualmente velocità operativi esaltanti
si possono affrontare abbastanza in scioltezza anche generi fotografici dove cogliere l'attimo diventa essenziale.

Ecco, la X1 rispecchia un po’ tutti questi aspetti. È un oggetto bello e ricercato nei particolari. Cade in mano perfettamente e ha un’ottica raffinata e piena di carattere.
Di contro ha una velocità operativa non certo esaltante, il monitor risalente alla seconda guerra mondiale e un menù che sembra l’elenco internazionale di tutte pietanze mondiali. 
È la stessa sensazione che ho avuto con la mia M8. È come se ci fossero due identità distinte che convivono forzatamente dentro la stessa abitazione.
La prima, fatta di storia e tradizione che ti consente di prendere una Leica per la prima volta e di avere la sensazione che quell’oggetto sia stato il tuo mezzo fotografico da sempre.
La seconda, moderna e innovatrice, che non riesce a trovare la quadratura del cerchio per implementare le moderne soluzioni fotografiche.
È un cocktail contraddittorio. Un cocktail dolce amaro che ti fa innamorare dell’Elmarit 24mm f/2.8 per la plasticità restituita all’immagine e ti fa odiare il “clickettare” continuo del diaframma.
Ti esalta per la giusta resistenza delle ghiere e ti fa odiare la disattenzione con la quale è stata progettata l’attivazione del flash.

Questa è la Leica X1. Non un giocattolo mal riuscito e costoso ma nemmeno uno strumento che lascerà un segno indelebile nella storia. 
Rispetto le concorrenti non offre nessuna innovazione. La Sigma offre un sensore unico, la Fujifilm una macchina fotografica completa e reinterpretata in chiave moderna sotto tutti gli aspetti.

 

(1/320, f5.6, Iso 100)
Per le situazioni fotografiche più dinamiche conviene selezionare il punto di messa a fuoco "1 Point H" (High Speed).
Ad un incremento sostanziale della velocità corrisponde però un fastidioso effetto "freeze" del monitor posteriore.


Eppure le immagine della X1 sono forse le migliori se prendiamo in considerazione la globalità delle situazioni fotografiche.
Merito principalmente dell’ottimo Elmarit e del software che gestisce l’immagine.
L’ergonomia si presta ad utilizzare la Leica X1 con una mano sola. Si alza il braccio, si inquadra e si scatta. Tutto con molta semplicità.
L’autofocus, come ho già detto, non è velocissimo ma ha il pregio di rimanere costante nella velocità anche in situazione di luce scarsa.

 

La plasticità e la tridimensionalità restituita dall'Elmarit 24mm f/2.8 è sorprendente se consideriamo la reale focale e la luminosità relativamente contenutà.
Questo obiettivo è sicuramente il vero punto di forza della Leica X1. (1/250, f/5, Iso 100).

 

(1/640, f6.3, Iso 100, Jpg OOC)
La resa delle fotografie realizzate dirrettamente in Jpg è molto contrastante. Nelle impostazioni standard a volte la luce viene interpretata con un tono marrone che toglie vivacità ad incarnati e al verde del fogliame.
Altre volte invece è capace di restituire immagini che non hanno minimamente bisogno di alcun intervento successivo.

 

Quello che non sono riuscito a determinare con esattezza è la distanza minima di messa a fuoco. Ai 30 centimetri della funzione macro, anche in manuale, non sono mai riuscito a mettere a fuoco, così come a 60cm. Personalmente ritengo che la X1 sia pienamente fruibile solo dal metro in poi. Se non fosse così ed è solo colpa mia l’errata stima della distanza minima di messa a fuoco sarò ben lieto di essere smentito.
Il rumore inizia a farsi sentire già a 1600 Iso ma anche a 3200 Iso i file sono fruibili grazie alla grana dal sapore analogico.
Mi piace molto la scelta di ridurre al minimo di artifici per la correzione della distorsione o del rumore.
Mi piace la pastosità del pulsante di scatto.
Così come mi piace l’adozione del DNG come standard dei file grezzi. Come ripeto da tempo è del tutto inutile rendere disponibili dei Raw pieni zeppi di informazioni aggiuntive quando poi non si fornisce a corredo un software potente e articolato che sia in grado di interpretare correttamente i file e di gestire un flusso di lavoro completo. Compri una macchina fotografica dell’ultima generazione, e poi devi aspettare che una softwarehouse si degni di fare un aggiornamento che sia in grado di demosaicizzare il Raw. È un controsenso. La demosaicizzazione, inoltre, è il più delle volte,  distante dall’interpretazione corretta del file. Solo Nikon mette a disposizione tutto questo grazie a Capture Nx. Leica con i suoi DNG può offrire quello che vuole. E non è un caso che a corredo della Leica X venga offerto in omaggio una versione completa di Adobe Lightroom.

 

1/320, f/5.6, Iso 100

In conclusione a me piace la Leica X1. Se si trova un buon affare sull’usato può essere la giusta occasione per possedere almeno una volta uno strumento fotografico con il “bollino” rosso impresso sul corpo. Certamente non è uno strumento perfetto, ma le fotografie le fa dannatamente bene. Il difetto più grande per me è che non riesco a maltrattarla. Non c’è niente da fare. Io sono abituato ad avere la massima cura del materiale fotografico. Ma sono oggetti nati per fare le foto e quindi non sto a pensarci troppo se li “butto” al volo nel sottosella dello scooter o se devo poggiarli per terra nella polvere o quant’altro.
Con la X1 non ci riesco… è più forte di me. Mi viene da trattarla con il rispetto dovuto ad una bella donna non più giovanissima ma ancora bella e affascinante. E questo non va bene ☺

 

Fujifilm X100
(ultima revisione Febbraio 2013)

Ecco l'uovo di colombo
o tanto tuonò che piovve... o ancora la scoperta dell'acqua calda..

insomma ditelo come vi pare ma Fuji ha fatto quello che mancava nell'offerta delle fotocamere digitali.
Eppure era tempo che il mercato, o almeno una nicchia di mercato, chiedeva una macchina fotografica digitale semplice, con ottica fissa di alta qualità, compatta e con un sensore di buone dimensione.
Strano a dirsi ma era l'unico segmento ancora trascurato dai grandi marchi.
Ci prova la Sigma da diversi anni con la serie "dp", eccellente alle basse sensibilità ma che pecca sotto il profilo della velocità operativa
Ci prova anche Leica con la X1... ma a fronte di un'ottima qualità d'immagine il prezzo rimane molto alto rispetto alle funzioni offerte.


Le lunghe esposizioni non rappresentano un problema per il sensore della Fuji X100. La pulizia del segnale rimane molto alta anche per le pose che raggiungono i 30 secondi
Piacevole l'effetto "stellina" che i diframmi chiusi riescono a restituire in prossimità delle fonti di luce artificiali

 

E allora?
E allora Fujifilm... anzi Fuji.
Fuji è sinonimo di innovazioni, di sperimentazione e di progettazioni fuori dal coro.
Se la S5 ha rappresentato il top della sua produzione digitale e il sensore SuperCCD è ancora insuperabile, dopo molti anni, per la capacità di catturare un gamma dinamica inarrivabile con sensori tradizionali, Full Frame compresi.
La X100 non eredita la tecnologia del sensore della Reflex ma rimangono immutate caratteristiche tradizionali di Fuji quale capacità di restituire colori "fedeli" e una regolazione del bianco in automatico molto efficiente.
La cosa più importante  nell'approccio con la FinePix X100 è di non cadere nell'errore, una volta presa in mano, di pensare di fotografare con una reflex o una telemetro.
In realtà non è neanche una mirrorless o una compatta.
La X100 fa segmento a se... e se teniamo bene in mente questo avremo a disposizione uno strumento innovativo nell'ambito della fotografia digitale.

Anche nelle situazioni fotografiche limite, i file grezzi della X100, consentono di avere un ampio margine di lavorazione nella fase di posto produzione.

 

Sensore
Il lavoro fatto sul sensore eredita quello svolto dagli altri modelli che hanno sfruttato fino ad oggi lo stesso sensore (stesso come base di partenza della risoluzione e del formato) 12MP APSc. (Sony D700...Nikon D300, D300s, D90... D5000)
Fuji ancora è l'unica... a mio personale parere...ad essere in grado di interpretare alcuni aspetti della fotografia digitale in maniera "completa".
Come per la S5... l'equilibrio cromatico è una spanna sopra il panorama attuale delle macchine dotate di sensore. La "pellicola" standard (Provia) è equilibrata... giustamente contrastata e con una cromia che difficilmente tradisce le aspettative.
La Velvia è una apoteosi di colori e contrasto...ma al pari dell'invertibile di cui eredita le caratteristiche... va utilizzata con sapienza.
Al contrario l'Astia ha una resa morbida e tenue ma senza che tale caratteristica sia eccessivamente enfatizzata.

 

 

Ma c'è un aspetto da non trascurare, se si intende scattare unicamente in Jpg, memori dei risultati ottenibili con la S5 e S3. Nonostante le mille menate che si leggono in giro, la gamma dinamica della X100 è quella di un normale sensore APSc. Pertanto il rischio di pelare le luci non è una cosa così impossibile come era per le Reflex dotate del Super CCD.
Qui non ci sono gli R pixel per le alte luci... e racuperare 5 stop di sovraesposizione dai Raf è ancora un record inattaccabile della S5.
E allora la Gamma Dimamica espandibile del 400%? Non è altro quello che la Nikon chiama Dlighting attivo e le altre case in altra maniera.
A grandi lineee è una alchimia software che espande... solo apparentemente... la gamma dinamica.
Personalmente non mi piace. In questo modo si perdono i neri a favore di una ampia gamma di grigi che diminuiscono sensibilmente il contrasto generale dell'immagine
In ogni caso la Fuji X100 con la funzione DR (dynamic range) discreto lavoro...peccato che non lo si possa utilizzare scattando in Raw. Non essendoci un software in grado di leggere il codice del grezzo di Fuji le foto Raf con il DR attivato avranno come unico "benefico" di risultare sottoesposte una volta che apriamo il grezzo con un programma di PP.

 

La ottima tenuta agli alto Iso unita alla luminostà massima dell'obiettivo, consente di scattare in condizioni di luce critica con tempi di tutta sicurezza.
Iso 3200, f/2, 1/70

Per quanto riguarda il contenimento del rumore agli alti iso qui sono le S5 e S3 a invidiare il lavoro svolto dalla X100.
Staccate lo "smacchiatore"... il pialla rumore è del tutto controproducente e allinea le immagini della X100 al pari delle plasticose foto prodotte della altre macchine fotografiche megapixellate... reflex comprese.
Almeno sino a 3200 Iso la coerenza cromatica è molto elevata e la grana è presente ma sottile...ricorda molto quella della D700. Certo... non è ai livelli della FX di Nikon ma la resa globale delle alte sensibilità la ricorda molto.

 

La Fujifilm Finepix X100 è uno strumento perfetto per la street photography e il reportage. Silenziosa e discreta difficilmente attira l'attenzione.
Un'ottima gestione della funzione "auto Iso" consente, affidandoci al totale automatismo, di concentrarci solo sulla fotogafia da realizzare soprattutto in situazioni in cui l'illuminazione ambiente è notevolmente eterogenea

Obiettivo
Realizzare un obiettivo 23mm che copre un angolo di campo equivalente al 35mm mantenendo una compattezza estrema non è uno scherzo. Se poi aggiungiamo anche la funzione macro e il posizionamento nello schema ottico dell'otturatore e il filtro ND ci accorgiamo a quale sforzo di progettazione Fujinon ha dovuto far fronte.
Sinceramente mi aspettavo un'ottica piena di compromessi.
Nella realtà siamo di fronte ad un quasi capolavoro. Certo, 23mm è sempre una focale rognosa e chi si aspetta la resa di un 35 summicron rimarrà certamente deluso. Ma la X100 non è una Full Frame a telemetro e la X100 non costa 7.000 e passa Euro. Parlo di "quasi" capolavoro perché è un obiettivo privo di evidenti difetti ma manca un po' di carattere. Ma questa è una considerazione del tutto personale.



Ombre e luci tenui... è questa una delle situazioni fotografiche dove la X100 si esprime al massimo

 

Le funzioni macro della X100 non permettono di catturare immagini con un rapporto di ingrandimento maggiore ma consentono di avvicinarsi maggiormente al soggetto.
Il tutto a beneficio della capacità di isolare il soggetto stesso e della amplificazione dello stacco dei piani.

 

Velocità operativa e mirino ibrido

La velocità operativa al momento del rilascio della X100 ha fatto storcere la bocca a parecchie persone... me compreso. I firmware successivamente rilasciati hanno migliorato molto la situazione di partenza. Soprattutto la rapidità dell'AF ha goduto un notevole incremento nelle prestazioni specialmente in situazioni di luce scarsa.
L'incertezza dell'autofocus era il grande controsenso di una macchina fotografica destinata al reportage in luce ambiente. Oggi la X100 è ormai un prodotto maturo... ma certo rimane il dubbio di come lavorino le persone dedicate ai test delle macchine fotografiche e di come sia possibile che certe cose possano sfuggire nei mesi precedenti al rilascio sul mercato di una macchina fotografica.
Come spesso ripeto, a volte, gli ingegneri, oltre ai freddi numeri dovrebberio affidarsi maggiormente anche ai pareri dei fotografi.

 

La focale 35mm ha un angolo di campo che può far spaziare la nostra fotografia dai ritratti ambientati ai panorami.

 

Il mirino ibrido invece rappresenta una novità assoluta. Mirino ottico, mirino elettronico e mirino attraverso il monitor sono tre opzioni davvero intriganti così come l'opportunità di leggere tutte le informazioni nel mirino galileano.
L'unica pecca è che... per ovvi motivi di parallasse non è possibile utilizzare il mirino ottico a brevi distanze. Al contrario dei 60-80cm promessi dalla casa, all'atto pratico ho constatato che la reale distanza di sicurezza è attorno al metro e mezzo. In ogni caso le tre opzioni si rivelano adeguate ad ogni condizione fotografica. Nella fotografia in interni per esempio, con luce molto scarsa, il mirino elettronico si rileva lo strumento idoneo al contrario del mirino ottico che risulta molto buio in tali condizioni di utilizzo. Al contrario... il mirino ottico... risulta impeccabile in esterni e in presenza di forte luce ambiente. Il classico monitor posteriore, invece, è uno strumento che aiuta la discrezionalità fotografica. Si alza la macchina si inquadra...  si scatta e si riabbassa. Nessuno si sentirà "mirato" e difficilmente perderà la sua spontaneità a causa di una macchina fotografica "puntata" sul volto.
La batteria è sufficientemente dimensionata e può bastare per una intera giornata non troppo intensiva. Certo.. si poteva fare di più ma nulla è in confronto alla trascuratezza con la quale chi ha progettato la X100 ha permesso di inserire la batteria anche al contrario. Più di una volta gli devono essere fischiate le orecchie per gli improperi che gli ho tirato.

 


Se le condizioni di illuminazione lo consentono,anche Jpg realizzato dalla X100 mostra quanto di buono si può ottenere anche ad alte sensibilità.
In questo caso la "pellicola" Provia garantisce un'ottimo equilibrio cromatico grazie anche all'ottimo lavoro della regolazione del bianco in automatico.

 

Sul Campo
Purtroppo la X100 è la mia prima macchina fotografica "smarrita" nel corso della mia carriera fotografica. Essendo uno strumento estremamente pratico l'avevo sempre con me e una distrazione mi è costata cara. Auguro al nuovo "possessore" di godersela talmente tanto da dimenticare i rimorsi di coscienza per la troppa"rapidità" delle sue mani.
In ogni caso una decina di migliaia di scatti sono stati sufficienti per capire a fondo questo ibrido di Fuji.
Decantarne le lodi sarebbe troppo semplice così come soffermarsi su qualche limite operativo che è del tutto normale in una macchina fotografica innovativa.
La x100 è nata per la strada... è nata per mirare e scattare ciò che l'occhio ha colto. Pochi fronzoli e molta sostanza.

Piccola e maneggevole la X100 consente di essere trasportata con facilità anche nelle situazioni di scatto più... critiche.

Certo, come ho già sottolineato, il 23mm penalizza un po' il lato creativo di chi ama giocare con lo stacco dei piani ed apprezza una maggiore sensazone di tridimensionalità d'immagine.
Ma tant'è. Chi ama come me l'angolo di campo offerto dai 35mm può buttarsi in molte situazioni fotografiche senza patemi.
Al pari di una compatta la "indossi" immediatamente perché è già pronta... al pari delle macchine fotografiche con sensore grandi affronti le situazioni di scarsa luce a cuor leggero. Cinghia al collo... levetta su "on" e via.

 

L'esposimetro lavora molto bene, e come premesso in apertura, è un vero peccato non poter sfruttare la gamma dinamica espansa o le pellicole Velvia Astia e Provia  per la mancanza di un software in grado di riconoscere tali parametri nei file Raw. Un vero peccato perché i file grezzi della X100 hanno una malleabilità notevole. L'accoppiata sensore ottica cattura moltissime informazioni e questo si traduce in grandi possibilità di lavorazione durante la post produzione.
Al contrario della S5, proprio per l'assenza del sensore SuperCCD, i jpg non sono più i migliori al mondo pur mantenendo uno standard di qualità globale elevato.
I Raw, invece devono per forza di cose essere elaborati da zero poiché ogni programma di "sviluppo" interpreta il file a proprio piacere.
E questo...ripeto per la terza volta... è veramente un peccato.
In ogni caso ho trovato che Capture1 e Lightroom si prestano molto bene ad elaborare i grezzi della X100.
Capture1 è perfetto quando si vogliono immagini brillanti e ricche di dettaglio o per le conversioni in bianco e nero, al contrario Lightroom è un potente strumento che ci permette di maltrattare all'inverosimile i grezzi della X100

 

Uno degli inconvenienti di non avere un programma di sviluppo in grado di leggere le informazioni dei Raw è quello di non poter scattare direttamente in Bianco e Nero (in jpg questo... ovviamente è possibile)
Questo comporta che, in fase di Post Produzione, dovremo ricominciare da zero lo sviluppo della nostra fotografia

 

Conclusioni
La X100 è un prodotto molto affascinante. È perfettamente tagliata su un genere di fotografo e difficilmente si rimane delusi se si appartiene a tale categoria.
Certo... siamo agli inizi e personalmente mi aspetto una maggiore personalità dai modelli futuri. Personalità che è il segno distintivo di Fujifilm
Personalità che non farà altro che aggiungere pregio ad un prodotto già nato con il piede giusto a che deve rivedere solo alcuni aspetti.
Se da una parte la X100 riesce a coniugare compattezza, qualità dell'immagine, ottima resa agli alti Iso, caratteristiche innovative come il mirino ibrido, qualità del bianco in automatico, ottimo equilibrio cromatico... dall'altra ha perso un po' del sapore che solo la serie "S" delle reflex Fuji riusciva a regalare.

Intendiamoci bene. In situazione di luce ottimale, tenue, tagliata e sfumata la X100 è uno strumento incredibile. Dove però la Finepix S5 faceva la differenza era in situazione di luce complicata con grande latitudine di posa. Da lì è nata la leggenda. Da lì sono nati i jpg migliori che mai hanno visto luce nella fotografia digitale.
Questo nella X100 non c'è. Io lavoro quasi esclusivamente in Raw... e la X100 mette a disposizione dei file estremamente malleabili. Ma lavorando in Raw... oltre alla gamma dinamica estesa... mi sono perso le "pellicole" Provia... Astia... e Velvia. E anche questo non va bene.

Ecco.. sono piccole e grandi cose che fanno della Fujifilm Finepix X100 un prodotto ricco di grandi pregi e con poche (ma non trascurabili) lacune.
Un prodotto che riesce a restituire con semplicità la capacità espressiva di un fotografo smaliziato... ma non mette in imbarazzo l'utente meno esperto.

La X100 è questa... è una compagna di viaggio che non si imbarazza né se le chiediamo di offrirci il massimo...né se deve svolgere "l'umile" lavoro da compatta con lo scopo di fermare dei ricordi in piena modalità automatica.

 

Tiriamo le somme...

Questa comparazione non è una gara per determinare quale sia la migliore macchina fotografica di questo segmento. Segmento che, ovviamente, appartiene ormai esclusivamente al mercato dell’usato. Ognuna delle tre macchine ha un carattere ben preciso e ognuna può trovare i propri estimatori che, con una spesa contenuta, possono ancora sfruttare tutto ciò c’è di buono in questi strumenti fotografici.
Ovviamente non bisogna aspettarsi che le macchine fotografiche si adattino al nostro fotografare ma dovremmo noi sfruttare le singole potenzialità offerte per ottenere il massimo profitto.
Potenzialità anche molto differenti tra modello e modello.

Sigma DP2X
Se amate la fotografia da passeggio, siete abituati a scattare a basse sensibilità come si faceva prevalentemente con l’analogico e non avete il vizio di riempire a tutti costi la vostra scheda di memoria, la DP2X è uno strumento perfetto. Semplice e intuitiva chiede solo di scattare in maniera corretta. I file Raw necessitano solo di essere aperti con il software fornito gratuitamente con il quale possiamo limitare la nostra post produzione alla sola apertura e conversione del file senza alcun intervento. Le versioni DP1 contraddistinguono i modelli con una focale grand’angolare più accentuata (circa 28mm equivalenti).
Prezzo Usato €250/400
Accessori:
Mirino ottico usato €80/120, nuovo  €150/180.
Batterie compatibili e originali €12/45

Leica X1
Affascinante e ben costruita ha il suo punto di forza nell’obiettivo Elmarit 24mm f/2.8. Pur non avendo una grande luminosità, quest’ottica è un vero capolavoro ed è in grado di restituire immagini plastiche e tridimensionali. In termini di velocità non è certamente il massimo, ma è ugualmente in grado di fotografare tutte le situazioni fotografiche per cui è stata destinata. Se volete far entrare una Leica nel vostro corredo questa può essere l’occasione buona. Basta non pretendere l’impossibile.  
Prezzo Usato €750/900
Accessori:
Mirino ottico usato introvabile, nuovo  €200/250.
Batterie compatibili e originali €12/80

Fujifilm X100
È una macchina fotografica completa. La messa a punto, avvenuta grazie al rilascio di successivi firmware, l’ha resa un prodotto matura e privo di evidenti punti deboli. Ha l’obiettivo più luminoso delle concorrenti e il tempo massimo di scatto più veloce. Ha un mirino ibrido ottico/elettronico innovativo e funzionale ed è costruita a prova di maltrattamenti. È la più compatta grazie all’ottica pancake. Unico appunto all’ottica… per i miei gusti è un po’ troppo “ingegneristica” e pertanto predilige le prestazioni al carattere. Se vi piace l’angolo di campo restituito dai 35mm potrebbe essere l’occasione per provare a lasciare a casa la reflex ed affrontare la vostra fotografia con un unico oggetto. 
Prezzo Usato €450/580
Paraluce €70/120
Batterie compatibili e originali €12/65