Sony CyberShot DSC-RX100: Appunti di viaggio

Categoria: Prove corpi macchina Pubblicato: Mercoledì, 26 Giugno 2013 Scritto da Max Angeloni

Testo e Foto di Max Angeloni

In principio doveva essere una prova sul campo, lunga e approfondita.
Ma l’annuncio dell’imminente uscita della RX100 MII avrebbe reso il tutto già obsoleto ancor prima che i nostri lettori avessero terminato di leggere la prima parte dell’articolo.
Avevamo pensato di dirottare la recensione nel segmento “Economia Fotografica”. Segmento che utilizziamo per parlare di macchine fotografiche ormai fuori produzione ma che mantengono inalterato la possibilità di regalare infinite soddisfazioni fotografiche.
Ma diamine… una macchina fotografica del genere, a nemmeno da un anno dal suo lancio, non può definirsi uno strumento appartenente al passato.
E allora?

In the beginning it should have been a long, deep field-te.
But the announcement of the imminent release of the RX100 MII would have made this post “old” even before our readers could had read its first part.
We thought we could move this post to the section “Economia Fotografica”, a section dedicated to the “oldies but goodies”. But…hell! this camera, less than a year after its release, cannot be considered an oldie.      So what?! (English version Here)


 

E allora è stata una scelta difficile scegliere il soggetto con il quale portare aventi quest’articolo. Difficile perché il materiale raccolto con la Sony RX100 è stato veramente tanto. Impossibile, infatti, non portare sempre con sé questa piccola macchina fotografica. Già… piccola. Così piccola che basta la tasca posteriore di un Jeans o quella interna di un giacchetto per non doversi mai separare da lei. 
Lasciando da parte le “strategie” di Sony che la portano a rinnovare il suo parco fotografico con una fretta ai limiti dell’isteria tipica degli elettrodomestici di consumo, la RX100 è la prima macchina fotografica da “tasca” realmente di alto livello. Prima di lei, questo segmento, era di quasi esclusivo dominio della Canon PowerShot S.  Una macchina fotografica incredibilmente prestante nonostante le ridottissime dimensioni del corpo e del sensore. Certo, non si può chiedere miracoli alla piccola Canon. Basta pensare che l’ultima S110 racchiude, in 198gr di peso, un sensore di 1/1.7" (7.44 x 5.58 mm) da 12MP e uno zoom equivalente 24-120mm (1:2-5.9). La piccola Sony invece, (240 gr), è equipaggiata con un sensore da 1” (13.2 x 8.8 mm) e uno zoom equivalente 28-100 (1:1.8-4.9).

Si nota subito come, macchine di questo genere, siano obbligate, in nome dell’estrema compattezza, a sacrificare qualcosa sotto il profilo della luminosità dell’obiettivo. La buona notizia è che, alla focale grandangolare, la RX100 propone un’apertura massima f/1.8. La notizia meno piacevole è che la focale grandangolare massima sono i 28mm e non i più “canonici” 24mm. In ogni caso bisogna capire bene come gestire al meglio l’ampio divario di apertura massima che c’è tra la minima e la massima focale se si proviene da compatte “classiche” e con obiettivi luminosi. Personalmente ritengo che la RX100 sia un perfetto strumento fotografico “a tutto campo” fino a che c’è luce sufficiente. Come calano le tenebre sul sensore, la lascio fissa a tutta apertura sui 28mm e la utilizzo alla pari di qualsiasi altra macchina fotografica con obiettivo fisso. Ripeto, è del tutto naturale che con macchine estreme sia necessario trovare qualche compromesso in nome della massima trasportabilità. E la Sony RX100 è la più estrema delle compatte. E per questo mi piace molto. Riprende molto la filosofia della RX1, ma al contrario della sorella maggiore, alcuni limiti non sono percepiti come tali poiché si tratta di ben altro strumento con ben altra destinazione d’uso.

Il corpo macchina è costruito a regola d’arte, roba da far invidia a Leica. Elegante e sinuosa, nonostante il rigore delle forme, è uno strumento che attira subito interesse e curiosità sia nei fotografi più smaliziati, sia in quelli del tutto a digiuno di nozioni fotografiche. È una macchina fotografica che puoi affidare, confidando negli automatismi, in mani inesperte così come puoi spremere fino all’osso esercitando il massimo controllo su tutti gli aspetti che regolano la fase di scatto. Difficile trovare dei difetti. Il sensore, nonostante l’esuberante risoluzione, è in grado di restituire immagini impeccabili alle basse sensibilità. Allo stesso modo come si sale con gli Iso, le dimensioni del supporto sensibile riescono a contenere molto bene il rumore. Probabilmente qualche pixel in meno avrebbe consentito di gestire ancora meglio le alte sensibilità. Così come avviene con le Nikon 1 che in questi giorni sta testando l’amico Donato Chirulli.
Ma tant’è. Di Sony ci piacciono la sfrontatezza e le scelte estreme.

Ci piace meno quell’incaponirsi nel trovare soluzioni in laboratorio che portano, ad esempio, a equipaggiare queste macchine fotografiche con monitor criticabili sotto molti aspetti. Come per la RX1 il monitor della sorella minore diventa invisibile in situazioni di luce alta e intensa.
Signori Ingegneri della Sony… ma avete mai provato a fotografare con questi mezzi a giugno, in corrispondenza del Tropico del Cancro, quando il sole già alle 9 di mattina martella la terra con  una inclinazione quasi perpendicolare rispetto al suolo?
E poi… questa tipologia di monitor, ha una resa più indicata al popolo dei telefonini, che a quello dei fotografi. Belle brillanti e prive di pecche, le immagini sembrano appena uscite da una pubblicazione di lusso del National Geographic.
Se si pubblica su Instagam il tutto avrebbe un senso. Ma poiché le “RX” nascono per i “professionisti”, e la destinazione più probabile è la stampa, meglio avere monitor meno prestanti ma più affidabili sotto il profilo della corrispondenza con lo scatto effettuato.
Ultimo appunto per il monitor.
Mi sono passate per le mani centinaia di macchine fotografiche ma mai mi era capitato di rigarne uno. Vorrà dire che mi farò fare un bello sconto per l’acquisto, una volta che mi obbligheranno a restituire la RX100 ☺

La resistenza di tutto il resto della macchina fotografica, invece, è a prova di… me. Polvere, tabacco, sabbia, acqua, umidità ed elevate temperature non hanno minimante scalfito tutto quello che è protetto dal solido guscio in alluminio (come ben si vede nella fotografia di apertura). Anche la saracinesca posta a chiusura dell’obiettivo non ha mai dimostrato il minimo gioco e costituisce una solida barriera a protezione dello Zeiss.
Fluida la comoda ghiera multifunzioni posta attorno all’obiettivo. Può essere utilizzata per assegnare funzioni, variare gli Iso, cambiare i tempi e i diaframmi così come per allungare o accorciare la focale. Passando all’obiettivo, lo Zeiss Vario Sonnar T fa bene il suo lavoro. Certo, con il Sonnar che correda la RX1 condivide solo il nome. Ma Zeiss è sempre una garanzia. Una garanzia che è in grado di offrire, sempre, quel qualcosa in più ai propri vetri.
Nulla di epocale come il 35mm della sorella maggiore. Qui parliamo di uno zoom ad apertura variabile montato su un sensore molto più piccolo rispetto al Full Frame.
Ma quel sapore delle ottiche raffinate c’è sempre.
Buono lo stacco dei piani, principalmente alla massima focale nonostante il diaframma piuttosto chiuso. Meno “memorabile” il controllo della distorsione che, soprattutto a 28mm, fa sentire la sua presenza in modo abbastanza accentuato.
Come sempre le correzioni dell’ottica avvengono in automatico se si scatta in Jpg o se si utilizza il software proprietario per convertire i Raw (Image Data Converter).

Infine… due parole sulla velocità operativa in generale.
Due parole perché c’è poco da dire. La macchina è pronta a scattare in poco più di un secondo dal momento dell’accensione.
L’autofocus è rapido, molto rapido e mantiene la sua efficienza anche in condizioni di luce bassa. Non ci sono tempi morti a causa della scrittura dei (pesanti) Raw e ad ogni pressione del pulsante si anellano scatti, uno dietro l’altro, senza alcuna esitazione.
Un po’ macchinoso invece è l’utilizzo del flash.  L’unico modo per estrarlo (e attivarlo), è quello di selezionare, tramite il comando (posto a destra della ghiera funzioni) la modalità Flash “Auto” o “Forzato”.
Nulla di drammatico ma a volte può disorientare.

In conclusione questa è una macchina fotografica che molti attendevano da tempo. In molti compreso me.
Non perfetta, così come non può esserlo una macchina tascabile, ma incredibilmente versatile e pratica. Ovviamente non si tratta di una compatta “evoluta” tradizionale. E chi, predilige maggiori possibilità d’intervento diretto tramite ghiere e rotelle, così come un obiettivo molto più luminoso su tutto l’arco delle focali, deve rivolgersi ad altri modelli di macchine fotografiche. La RX100 fa segmento a se e può entrare nel proprio corredo anche se già si hanno altre compatte.

Appunti di Viaggio

Bene… che stavamo dicendo?
Ah già… cosa fare con il materiale fotografico raccolto con la RX100? La piccola Sony va in tasca alla pari di un taccuino di viaggio. Un modo differente di prendere appunti, fermare momenti e ricordi. Catturare colori e profumi in luoghi molto lontani per poterli portare a casa con noi. Luoghi lontani come quelli che ho attraversato recentemente durante un lavoro che ho fatto per la produzione di fotoromanzi con la quale collaboro. In ogni momento la piccola Sony era sempre pronta dentro la tasca di un pantaloncino o di un marsupio. Pronta ad alternarsi alle macchine fotografiche destinate al lavoro da compiere.
Ma non mi potevo limitare al lavoro.
Qui ho trovato gesti di antica memoria così come momenti di vita che sembrano appartenere ad un’altra epoca. Un’epoca antica in cui si celebravano i fasti dei re ma la vita scorreva lenta sulle sponde di un fiume antico. Una vita fatta di piccole cose vissuta sul dorso di un asinello. Una vita in cui l’agricoltura è ancora braccia, sudore e un raccolto frugale che consente ugualmente una vita dignitosa. Una vita dignitosa che si legge nei mille sorrisi che abbiamo incrociato e che ho cercato di riprendere così come la situazione lo imponeva. Ecco perché gli appunti di viaggio fatti con la RX100 a volte sono scritti al volo, altre volte in maniera più meditata, altre volte da dietro il vetro di un pulmino in corsa verso la nostra meta.

Note
Il viaggio. Per raggiungere Luxor da Marsa Alam abbiamo attraversano il deserto Orientale Egiziano per circa 230 Km. Giunti sulle rive del Nilo nei pressi di Edfou, abbiamo risalito la Nubia inferiore fino a giungere a Luxor dopo circa 130 Km. In quasi 6 ore di viaggio ci siamo fermati una sola volta all’andata, nell’unico punto di ristoro esistente e collocato nel deserto e gestito da tribù Beduine. Al ritorno abbiamo fatto una breve sosta anche nella periferia di An Nazul, piccolo centro rurale al confine tra le terre fertili e il deserto. La temperatura media che abbiamo incontrato a Luxor, sfiorava nelle ore centrali, i 50°C. Trovandomi proprio in corrispondenza del Tropico del Cancro, a ridosso del solstizio di giugno, e viste le temperature elevatissime, le condizioni di luce non erano ottimali in nessun momento della giornata. Per questo motivo ho sviluppato tutti i file con una “pellicola” che ho messo a punto proprio per questa occasione. La finalità era di mantenere una coerenza narrativa visiva, indistintamente dal luogo o l’ora in cui le foto sono state realizzate.


Deserto Orientale Egiziano 1/1600 -  f/4- Iso 400


Deserto Orientale Egiziano 1/800 -  f/6.3 - Iso 125 (courtesy Romeo Manganiello)


Deserto Orientale Egiziano 1/1600 -  f/4.9 - Iso 250


Deserto Orientale Egiziano 1/2000 -  f/4.9 - Iso 640


Bassa Nubia 1/2000 -  f/1.8 - Iso 320


Bassa Nubia -  f/4.9 - Iso 3200


Nilo 1" -  f/5.6 - Iso 125


Luxor - Karnak 1/500 -  f/5.6 - Iso 100


Luxor - Karnak 1/640 -  f/5.6 - Iso 100


Luxor - Karnak 1/125 -  f/5.6 - Iso 100


Luxor - Karnak 1/400 -  f/5.6 - Iso 100


Luxor - Karnak 1/125 -  f/5.6 - Iso 100


Luxor - Karnak 1/400 -  f/5.6 - Iso 100


Luxor - Karnak 1/800 -  f/5.6 - Iso 100


Luxor - Karnak 1/320 -  f/5.6 - Iso 100


Luxor - Karnak 1/800 -  f/6.3 - Iso 100


Luxor - Nilo 1/800 -  f/6.3 - Iso 100


Luxor - Luxor 1/200 -  f/5.6 - Iso 100


Luxor - Luxor 1/160 -  f/5.6 - Iso 100

 

Luxor - Luxor 1/80 -  f/1.8 - Iso 100


Luxor - Luxor 1/20 -  f/1.8 - Iso 100


Luxor - Città 1/320 -  f/5.6 - Iso 125


Luxor - Città 1/2000 -  f/1.8 - Iso 800


Luxor - Città 1/2000 -  f/1.8 - Iso 500


Luxor - Città 1/2000 -  f/1.8 - Iso 320


Luxor - Città 1/2000 -  f/4.5 - Iso 1000


Luxor - Suq 1/100 -  f/4.9 - Iso 125


Luxor - Suq (working - courtesy Mara Genoese) 1/100 -  f/2.8 - Iso 125



Luxor - Suq (working - courtesy Mara Genoese) 1/100 -  f/2.2 - Iso 125


Luxor - Città 1/100 -  f/2- Iso 125


Luxor - Città 1/2000 -  f/2.2 - Iso 125


Luxor - Città 1/2000 -  f/2.2 - Iso 125


Luxor - Città 1/1600 -  f/2.2 - Iso 125


Luxor - 1/2000 -  f/1.8 - Iso 640


1/2000 -  f/4.9 - Iso 640


An Nazul, Nubia 1/2000 -  f/2.5 - Iso 125


An Nazul, Nubia 1/640 -  f/5 - Iso 125


Deserto Orientale Egiziano 1/200 -  f/5.6 - Iso 125


Deserto Orientale Egiziano 1/1250 -  f/8 - Iso 125


Deserto Orientale Egiziano 1/2000 -  f/4.9 - Iso 3200


Deserto Orientale Egiziano 1/2000 -  f/1.8 - Iso 400


Roma 1/2000 -  f/4.9 - Iso 3200