Fujifilm X-T1

Categoria: Prove corpi macchina Pubblicato: Domenica, 16 Febbraio 2014 Scritto da Max Angeloni

Testo e Foto di Max Angeloni


Fujifilm X-T1

Premessa.
Questo è un periodo particolare dell’evoluzione fotografica digitale.
Fino a poco tempo fa, corredi formati da reflex professionali e ottiche fantascientifiche, erano posseduti o desiderati anche dai fotografi in erba in nome della massima qualità fotografica.
Con l’avvento delle CSC, l’estrema miniaturizzazione ha fatto colpo anche sui fotografi più smaliziati che hanno fatto entrare questi mezzi nelle loro borse in nome della massima compattezza.
Sembrava una deriva dei continenti che, basando principalmente la propria energia su contraddittorie motivazioni, portava inevitabilmente all’allontanamento di queste due “filosofie” fotografiche.
In realtà le cose stanno in maniera differente da come noi le percepiamo.
Il nocciolo della questione è sempre lo stesso.
In una scrittura della luce in cui, nella scala delle gerarchie, il mezzo tecnico prevale sulla crescita  culturale del fotografo, è inevitabile assistere a questa rincorsa spasmodica verso lo strumento fotografico “perfetto”.

This is an interesting moment in the evolution of digital photography. 
Until recently it was usual to see pro-grade cameras and huge lenses in the hand of beginners, or just photography enthusiasts. This kind of cameras were the most desired because of the will to not accept compromises about image quality. But thanks to the CSC things are different now. The miniaturization trend has hit many photographers, even the most skilled, allowing CSC cameras to be part of their regular photographic gear. Like a continental drift, these two philosophies look fated to get away from each other. Quality vs Size. A battle based on conflicting motivations, that aren't always true. As usual, reality is different from what we percieve.
However during these days it is usual to consider the instrument more important than the cultural growth of the photographer, and this lead to the inevitable rush towards the "perfect" photographic tool.

English Version Here

 

Per carità… nulla di male.
Inutile negare che noi fotografi abbiamo un’attrazione feticista nei confronti di tutto ciò che riguarda il nostro corredo fotografico.
Attorno a questo circolo vizioso ci campa tutto ciò che ruota attorno alla fotografia: case produttrici, negozi, riviste. Quindi, pur “vizioso”, questo circolo ha il merito di tenere in vita il mondo della fotografia.
È innegabile però, che, in molti, perdono di vista, l’aspetto fondamentale che dovrebbe determinare i mezzi fotografici più idonei da acquistare.
Ovvero in pochi, oggi si domandano: che ci devo fare?
Seguendo un parallelismo con il mondo dei motori possiamo paragonare la scelta di un mezzo fotografico a quello di un’automobile o di una moto.
Che mi compro a fare una spider due posti se ho una famiglia composta da quattro persone?
E poi…
Che bella la moto sportiva stradale da 300 Cv… ma che ci faccio se abito in campagna e percorro prevalentemente strade sterrate.
Certo… sono paragoni inflazionati e spesso utilizzati a sproposito. Ma sono utili a comprendere perché tanti fotografi improvvisati si ritrovano per le mani strumenti sovradimensionati alle loro esigenze e tanti ottimi fotografi si sono ridotti a fotografare con mezzi del tutto inadeguati alle loro capacità.
Lo dico da sempre. I mezzi fotografici così come noi li conosciamo, sono il frutto di evoluzione ultra centenaria. Evoluzione che, conciliando esigenze fotografiche e progettazione, ha tagliato via via tutti i rami secchi per convergere verso un’unica strada.
Certo… una strada che ha anche qualche biforcazione secondaria o qualche via alternativa. Ma… più o meno… portano tutte alla medesima destinazione.
E se la destinazione è la medesima per tutti, è inevitabile che anche interi continenti alla deriva in modo divergente, siano destinati a rincontrarsi.
Da un lato il continente reflex che poggia le sue fondamenta sulla rigorosa e solida capacità operativa ma paga in termini di pesi ed ingombri. Dall’altro lato il continente CSC che invece fa della compattezza e della leggerezza il suo cavallo di battaglia ma paga lo scotto di essere un sistema giovane e ancora con ampi margini di evoluzione.
Entrambi i continenti hanno pregi e difetti. Entrambi offrono grandi certezze e ancor più grandi contraddizioni.

E non è un caso che quasi in contemporanea, due prestigiose case produttrice siano uscite sul mercato con prodotti ricchi di contaminazioni … la reflex che vuol fare la CSC e la CSC che vuole fare la reflex.
Nikon DF e Fujifilm X-T1.
Ci sarà un vincitore? Chi prevarrà nella corsa spietata dell’evoluzione?
Boh… e nemmeno ci interessa.
Sarebbe un confronto che non sta né in cielo né in terra.
Così come un testa a testa con un'altra interessantissima macchine sulla quale inizieremo a lavorare a breve: La Sony A7r.
La nostra vuole essere solo un’analisi di queste macchine fotografiche della “terra di mezzo” in modo da offrire, a chi si dovesse trovare nell’indecisione nel momento della scelta, un ulteriore elemento di valutazione. Articoli separati e distintiti. Perché, se è antipatico divincolarsi nel traffico cittadino con un autobus, lo è altrettanto affrontare il deserto del Sahara con una sportiva senza aria condizionata.

Fujifilm X-T1: Prima parte
Perché prima parte? Perché la seconda parte la sta realizzando Donato Chirulli. Semplice no? ☺

Fujifilm X-T1, Fujinon XF 56mm f/1.2 R, 1/125, f/1.6 Iso 800.

Introduzione
Partiamo dalle confessioni… la prima volta che ho visto la X-T1 era il maggio 2013 in occasione della presentazione della X-M1.
Caspita la Fujica! Questo ho esclamato appena l’ho vista. Era ancora un pezzo di ferro con l’obiettivo attaccato alla baionetta con la calamita ma tanto è bastato per farmi innamorare di un qualcosa che ancora non esisteva.
Quando parlo di evoluzione che ha portato ad uno standard, parlavo proprio di questo. Prendi una macchina fotografica e trovi tutto esattamente quello che ti aspetti di trovare. Una buona ergonomia, il giusto peso, il mirino grande al centro, comandi intuibili e facilmente azionabili.
Paradossalmente, con questa CSC che strizza l’occhio alle forme di una reflex, Fujifilm ha migliorato ulteriormente l’accesso alle funzioni principali e a alla regolazione dei parametri di scatto rispetto agli altri modelli che invece si ispirano alle telemetro.
Niente papocchi con pulsanti e rotelle disposte in ordine sparso.
Uno stile molto rigoroso. Ogni ghiera ha un compito specifico. Ogni pulsante attiva un’opzione ben determinata. Non si può sbagliare. Non ci si può confondere con comandi che a seconda delle impostazioni di scatto assumono funzioni differenti.
Ghiera dei tempi e ghiera per starare l’esposizione a destra… ghiera degli Iso a sinistra. Sotto la ghiera dei tempi la ghiera per selezionare la tipologia della misurazione  dell’esposizione, e sotto quella degli Iso le modalità di scatto.
Inoltre le ghiere sovrapposte non sono state realizzate a forma di torta nunziale con quella inferiore più larga di quella superiore. Sono di pari diametro. Le indicazioni sono incise in alto su quelle superiori e di lato su quelle inferiori. Le superiori si azionano tramite rotazione diretta della ghiera, quelle inferiore tramite un dente posto anteriormente azionabile con l’indice.
Una raffinatezza è di aver incluso nella ghiera degli Iso anche la possibilità di selezionare la funzione “Auto-Iso”. Splendido. Da rivedere invece lo scomodo blocco che impone di spingere il pulsante posto al centro della ghiera per cambiare gli Iso. È fastidiosissimo. Avrei preferito la stessa soluzione adottata per la ghiera dei tempi. Questa si blocca solo se posta in “A”.
A completare il tutto, sempre in perfetto stile reflex evoluta, due ghiere poste in corrispondenza dell’impugnatura. La posteriore si aziona con il pollice e l’anteriore con il sinistro.
Il dorso della X-T1 appare molto più pulito rispetto, ad esempio, a quello della X-Pro1.
Il lato sinistro è stato liberato per far spazio al nuovo monitor basculante mentre, nella ricollocazione dei pulsanti, è stata posta la massima attenzione al fine che tutti quelli più importanti fossero a portata di “pollice”. Per molti questo sarà un dettaglio di poco conto ma vi assicuro che avere la possibilità di eseguire le regolazioni in maniera semplice e senza togliere l’occhio dal mirino è un plus non da poco.

Fujifilm X-T1, Fujinon XF 56mm f/1.2 R, 1/480, f/1.2, Iso 200.

Già il mirino.
Una delle principali caratteristiche di questa macchina fotografica è proprio il mirino.
Le CSC… in generale… in virtù della loro particolare ergonomia… invitano molto ad utilizzare il monitor posteriore. Con la X-T1 invece… tutto è studiato per “obbligarti” a portare l’occhio all’oculare.
Ragazzi… ve lo assicuro… è impossibile avere l’imbarazzo di scelta. La X-T1 si prende in mano e subito la portiamo all’occhio destro. Non sono in grado di dare una spiegazione logica. Ma è così.
Proprio per questo la principale innovazione tecnologica introdotta con questo modello è stato questo mirino ottico…pardon… elettronico.
Lasciando correre numeri e cifre che caratterizzano questo strumento, il mirino della Fujifilm X-T1 è realmente rivoluzionario. Quando ho avvicinato l’occhio per la prima volta ho avuto un attimo di esitazione. Abituati a vedere forti contrasti, colori sfalsati e luce intensa che affatica velocemente l’occhio, appare “innaturale” la visione morbida e armoniosa della luce che abbiamo con il mirino della X-T1. Almeno con la luce naturale. Con la luce artificiale entra in gioco l’interpretazione del bianco che rivela “l’inganno”.
Devo ammettere che il passo in avanti compiuto è notevole e il gap con il mirino ottico delle reflex si è considerevolmente accorciato. Certo, rimane ancora molto da fare. Ma per la prima volta mi sono ritrovato ad effettuare ore di sessioni di scatto senza affaticare la vista tanto da non essere obbligato ad utilizzare il monitor posteriore.
Ovviamente ci sono ancora aspetti da rivedere e migliorare.
Ad esempio.
È del tutto naturale che la frequenze di alcune fonti di illuminazione artificiale (ad esempio i neon) fanno flikkare i monitor elettronici in base ai tempi di scatto selezionati. Così come è naturale che, in condizioni di luce bassa e di variabile intensità, i monitor tendano a schiarirsi e scurirsi in maniera poco armonica.

Fujifilm X-T1, Fujinon XF 56mm f/1.2 R, 1/280, f/1.2, Iso 200.


Tutto questo è da ricondursi alla funzione che permette di visualizzare in anteprima l’esposizione della scena. Funzione utilissima in alcune condizioni di scatto ma che in altre, diventa molto fastidiosa.
Chi scatta totalmente in manuale, per esempio, rischia di trovarsi improvvisamente lo schermo o il mirino tutto nero o “riempito” da una luce accecante.
Con i monitor posteriori ce ne accorgiamo poco. Se invece cacciamo l’occhio nel mirino c’è da farsi venire il mal di testa.
Ovviamente questo vale per tutti i mirini elettronici di tutte le macchine fotografiche.
Come dicevo la causa principale è da ricercare proprio nel tentativo di adattare ciò che vediamo in base all’esposizione che abbiamo regolato.
Disattivando tale funzione le cose migliorano ma è veramente scomodo passare dal menù per accedere a questo comando.
Ho già suggerito a Fujifilm di inserire nella lista dei comandi che si possono assegnare ai tasti Fn (ovvero quelli personalizzabili) anche quello dell’anteprima dell’esposizione. Un click l’attivi… un click e la disattivi.
Per il resto non aggiungo altro. Mi sono perso già troppo tempo in chiacchiere che non siano strettamente legate alle fasi di scatto. È ora di scendere in campo.

Fujifilm X-T1, Fujinon XF 56mm f/1.2 R, 1/250, f/1.4, Iso 5000.
L'autofocus della X-T1 mantiene tutta la sua efficienza anche in mancanza quasi assoluta di luce.


Sul Campo
Come ho già detto nell’introduzione, la X-T1 la “conosco” ancor prima che la fase di progettazione iniziasse in maniera definitiva. Con l’amico e fotografo Amedeo Novelli eravamo presenti ad un incontro con i progettisti giapponesi per discutere e valutare due possibili modelli di macchina fotografica che Fujifilm aveva intenzione di immettere sul mercato. Il primo (di cui non vi dirò mai la tipologia e le caratteristiche) ci lasciò piuttosto freddini e non esitammo ad esprimere le nostre perplessità. Quando invece uscì fuori dal cilindro il mock up della Fujica digitale, una scossa di adrenalina colpì tutti i presenti al pari di un numero di prestigio che lascia gli spettatori a bocca aperta per lo stupore. A distanza di mesi, sono felice e che i 3 suggerimenti mossi da me e Amedeo siano stati accolti pienamente e inseriti nella X-T1. Grip più anatomico per la mano destra, schermo basculante e ghiera degli Iso sulla calotta della macchina fotografica. Ovviamente le stesse cose saranno state suggerite da altre 2..300 persone… ma a me piace illudermi che in questa nuova Fujifilm ci sia anche un pezzetto di Italia. ☺
Perché racconto tutto questo?
Perché è singolare come, pur trattandosi di un pezzo di ferro, tutti quanti ci “litigavamo” il possesso di quel giocattolo per la sola voglia di impugnarlo per portarlo all’occhio ed iniziare a immaginare come sarebbe stato scattare con quello strumento una volta che avrebbe preso vita.
Ecco… se le cose sono fatte bene e ti piacciono hai voglia di toccarle… utilizzarle… sfruttarle.
Certo, non è sufficiente per decretare la bontà di un prodotto. Ma è indice che il prodotto è nato con il piede giusto.
Che cosa ha decretato la selezione naturale nella fotografia. Negli strumenti fotografici per l’esattezza?
Che l’azione più naturale da compiere per un fotografo è di portare la macchina fotografica all’occhio e spingere il pulsante di scatto.
Ok… ok… è anche comodo il monitor posteriore di una compatta o traguardare il soggetto tramite uno schermo basculante. Ma fotografare guardando attraverso quel buco della serratura da cui osserviamo il mondo è tutta un’altra cosa.
Non è un caso che i 4 modelli che, per certi versi sono il simbolo di questo punto di incontro tra sistemi molto differenti tra loro, presentino una “impronta” comune. Fujifilm X-T1, Nikon Df, Sony A7 e Olympus OM-D sono accomunate da molti più elementi di quanti possiamo immaginare.
E uno di questi è un grosso mirino posizionato centralmente in alto e incastonato in una calotta che contiene il pentaprisma o il mirino elettronico.
Perché mi soffermo ancora su questi aspetti? Perché non parlo ancora delle impressioni che ho acquisito sul campo?
In realtà queste riflessioni sono proprio parte integrante di come si comporta la Fujifilm X-T1 alla prova dei fatti.
Vabbé… mettiamo la batteria carica (la stessa di tutte le macchine X-Mount) e la scheda di memoria (alloggiata separatamente al contrario delle altre macchine X-Mount).
Pronti? Via…

Fujifilm X-T1, Fujinon XF 56mm f/1.2 R, 1/160, f/1.2, Iso 800.


Per inaugurare questa nuova macchina fotografica non mi sono fatto mancare nulla.
È un modello tropicalizzato? Pioggia vento sabbia e fango non sono stati lesinati da madre natura in occasione del nuovo lavoro che ho realizzato in collaborazione con il Gruppo Storico Romano.
Certo… le ottiche che ho utilizzato non sono ancora quelle predisposte a resistere agli agenti atmosferici.
Ma diamine… la X-T1 riesce ugualmente a restituire la sensazione che né Giove pluvio né Eolo sia in grado di fermarla.
E poi, la possibilità di provare a fondo il nuovo Fujinon XF 56mm f/1.2 R ha fatto passare in secondo piano questo aspetto.
Si si … lo so bene quale sono le domande a cui la maggior parte dei nostri lettori vogliono avere risposta.
Qualità immagine e Autofocus… vero?
Ma ci arriviamo con calma.
Con calma perché Fujifilm ci ha ormai abituati alla saggia politiche della continuità da modello a modello. Così come l’affinamento di tutti gli aspetti legati all’immagine e all’operatività man mano che le nuove macchine sono immesse sul mercato.
Quindi bisogna prima fare proprio questo concetto.
La X-T1, a livello di elettronica, è un affinamento della X-E2.
La X-E2 è una evoluzione rispetto alla X-E1e X-Pro1.
In più… la qualità d’immagine del sensore X-Trans da 16MP la conosciamo bene. Così come conosciamo bene la capacità dei progettisti Fujifilm di aggiungere qualcosa al livello di processo di elaborazione dell’immagine ad ogni macchina fotografica. Nulla di sconvolgente, ma piccole interventi atti ad affinare una base di partenza già molto performante.
Pertanto, sotto il profilo della qualità di immagine c’è poco da aggiungere a quanto detto già negli altri articoli che abbiamo dedicato al sistema ad ottiche intercambiabili di Fujifilm.
Per noi è il miglior sensore APS-C presente sul mercato. E non abbiamo altro da aggiungere ai fiumi di parole già spesi su questo tema.

Discorso più approfondito merita l’autofocus e i passi in avanti compiuti dall’introduzione della X-Pro1.

Fujifilm X-T1, Fujinon XF 56mm f/1.2 R, 1/180 f/1.2 Iso 1000.

Sembrano passati secoli eppure la commercializzazione in Italia della X-Pro1 risale a poco più di 20 mesi fa.
Ricordiamo tutti alcune incertezze presenti nei primi modelli di questa macchina fotografica così come la necessità di imparare ad interpretare al meglio l’autofocus della capostipite delle X-Mount.
Di passi avanti ne sono stati fatti parecchi e firmware dopo firmware…modello dopo modello… tecnologia dopo tecnologia… l’efficienza dell’autofocus delle Fujifilm ad ottiche intercambiabile ormai non solleva più alcuna perplessità. Siamo addirittura arrivati a sostenere che la X-T1 sia la CSC con l’autofocus più veloce al mondo.
Vabbè… non credeteci… ovvero… ogni modello di ogni marca di questo segmento che esce sul mercato è accompagnato da tale affermazione.
L’autofocus nelle CSC è ancora un elemento molto arduo da giudicare.
Sono molti i fattori che influenzano questo elemento così importante per la nostra fotografia.
La X-T1 possiede, a grandi linee, la medesima tecnologia della X-E2. Ovvero, all’interno del sensore di seconda generazione, sono stati implementati alcune elementi fisici di supporto all’autofocus. Tale soluzione, presentata per la prima volta con la X100s, consente di affiancare al tradizionale sistema di messa a fuoco a contrasto d’immagine anche quello a contrasto di fase.
Detto così sembra tutto facile. Ma il discorso è molto più articolato.
L’efficienza di un sistema autofocus è condizionata anche dai tempi morti che intercorrono dal momento in cui pigiamo a metà corsa il pulsante di scatto fino alla memorizzazione dell’immagine sulla scheda.

Fujifilm X-T1, Fujinon XF 56mm f/1.2 R, 1/125, f/1.2, Iso 1000.

Proprio su questi elementi è stato fatto lo sforzo maggiore da parte di Fujifilm in questi ultimi due anni.
La X-T1 è pertanto rapidissima ed estremamente reattiva nelle condizioni più comuni di scatto. Inoltre, la possibilità di variare la grandezza dell’area di messa a fuoco, permette di essere più o meno selettivi in base alla scena inquadrata e alla luce presente. E non è un vantaggio da poco.
Utilizziamo focali molto ampie e diaframmi non eccessivamente aperti?
Regoliamo la dimensione dell’area di messa a fuoco alla massima grandezza.
Utilizziamo il nuovo Fujinon XF 56mm f/1.2 R a tutta apertura per un ritratto molto ravvicinato?
Regoliamo la dimensione dell’area di messa a fuoco alla minima ampiezza.
Ovviamente maggiore sarà l’area di messa a fuoco e maggiore sarà l’efficienza dell’autofocus.
Pertanto, bisogna essere umili e pazienti per abituarsi a tale logica.
Una volta fatta nostra tale tecnica, vedrete che gli interventi verranno fatti in automatico e senza pensarci.
Interventi che sono di aiuto anche per la messa a fuoco in modalità “continua” che, finalmente, è stata implementata in maniera corposo all’interno delle Fujifilm ad ottiche intercambiabili.
In realtà la X-T1 non è il primo modello a disporre di tale tecnologia.
Personalmente però, era rimasto fino ad oggi, del tutto indifferente rispetto a tale aspetto. Ho sempre pensato al sistema X come a strumenti che trovavano la loro perfetta destinazione d’uso in determinato genere di fotografia in cui l’autofocus continuo era del tutto inutile. Anche le ottiche zoom… per quanto efficienti e dall’ottima resa… non mi avevano mai pienamente convinto sotto il profilo dell’utilità di utilizzo con macchine stile “telemetro”.

Fujifilm X-T1, Fujinon XF 56mm f/1.2 R, 1/420, f/7.1, Iso 200.


Ma la X-T1 cambia le regole del gioco e sposta la filosofia del sistema in direzione di un utilizzo più globale di queste macchine fotografiche.
Un utilizzo che, solo le reflex, sembravano essere capaci di soddisfare pienamente.
Continuo sempre a sostenere che è un errore di comunicazione spacciare la CSC da reflex e le reflex da CSC. Ogni sistema ha i suoi pregi e i suoi defetti. I suoi punti di forza e le sue carenze.
Pertanto preferisco parlare d’interpretazioni differenti ma non sovrapponibili.
In ogni caso da questa macchina fotografica tropicalizzata, con il grosso mirino centrale, un’ergonomia studiata anche in previsione di un utilizzo massiccio con ottiche zoom, ci si aspettava una capacità operativa che, pur seguendo strade differente, fosse in grado di essere una valida alternativa alle reflex di fascia media.
Alla prova dei fatti l’autofocus continuo della X-T1 si è rivelato al di sopra delle più rosee aspettative. È pur vero che, alcuni elementi tipici dei sistemi AF delle reflex più evolute, sono, ad oggi, impossibili da riprodurre con le CSC.
Elementi che la stragrande maggioranza dei fotografi ignorano o non utilizzano, ma che sicuramente fanno la differenza in alcuni risteretti campi della fotografia.
In parole semplici… non sempre un soggetto in movimento compie una traiettoria regolare. E poi… a volte uno o più elementi si frappongano tra noi e il soggetto che vogliamo fotografare.
L’autofocus delle reflex più evolute (e più costose) hanno un sofisticato sistema che risolve queste problematiche. Ovvero consentono di regolare il tempo di reazione dell’autofocus continuo.
Facciamo un esempio. Se ci troviamo in una situazione in cui dobbiamo concentrare il fuoco su soggetti differenti, regoliamo questa funzione su veloce. Ovvero l’autofocus agisce reattivamente ad ogni cambio di distanza in cui concentriamo il fuoco. Se invece vogliamo inseguire il medesimo soggetto per lungo tempo lo impostiamo in “medio”. Ovvero l’autofocus non terrà conto di tutte le situazioni in cui nell’inseguire il soggetto, per errore, perdiamo il soggetto stesso e concentriamo il fuoco (per esempio) sullo sfondo.
Infine regoliamo questa impostazione su “lento” se vogliamo evitare che il fuoco sia distratto da eventuali elementi che si frappongono tra noi e il soggetto.
Ripeto… in molti ignorano anche la sola esistenza di tale accorgimento. Inoltre il campo di applicazione di autofocus così sofisticati sono molto ristretti e specialistici. Così specialistici che la sola macchina fotografica utilizzata può costare quanto un intero corredo CSC. E senza contare l’obiettivo.
Già l’obiettivo.
Come ben sappiamo l’obiettivo è parte integrante del sistema autofocus. A seconda della tecnologia utilizzata, l’autofocus della stessa macchina fotografica può avere notevoli differenze di prestazioni. Questo vale non solo per la Fujifilm o per le CSC in generale.
Ci sono in commercio obiettivi con una motorizzazione autofocus più rapida e altri più lenta.
Prezzo, costruzione, età di progettazione sono solo alcuni aspetti che influenzano la rapidità della messa a fuoco.
Anche il formato, la luminosità e la focale sono elementi che entrano in gioco in questo gioco di equilibri.
Per esempio… in un 18-55mm f/3.5-5.6 “kit”, il peso complessivo del gruppo ottico è molto limitato. In un 70-200 f/2.8 lo stesso gruppo ottico ha un peso molto più elevato.
Ecco perché più il sensore di un sistema è piccolo e più è facile ottenere l’accoppiata rapidità e peso ai massimi livelli. Ovviamente a pari angolo di campo inquadrato.
Semplificando il tutto
FF 24-70, Apsc 16-52.5, 4/3 12-35… quale dei tre avrà la massa più leggera da spostare?

Fujifilm X-T1, Fujinon XF 56mm f/1.2 R, 1/250, f/1.2, Iso 2500

 

Il sistema Fujifilm, inoltre adotta soluzioni differenti a seconda delle focali e della tipologia di obiettivo.
I primi tre immessi sul mercato (18mm, 35mm, 60mm) sono in assoluti i meno performanti di tutti.
I nuovi fissi invece hanno un sistema inner focus che migliora notevolmente le prestazioni. Infine gli zoom hanno tutti una motorizzazione supplementare che li rende rapidissimi.
Ma perché i fissi non hanno tale motorizzazione supplementare?
Semplice… perché nella destinazione d’uso di tali ottiche non avrebbe offerto nulla in più a scapito di un ingombro considerevolmente maggiore.
In ogni caso… indipendentemente dall’obiettivo utilizzato, il sistema continuo di messa fuoco della X-T1 vi permetterà di scattare agevolmente alle modelle che sfilano su una passerella, agli sposi che camminano mano nella mano al calar del sole e di cimentarvi in attività sportive in cui non è prioritario portare decine di scatti buoni a casa.
L’importante è regolare l’area della messa a fuoco della dimensione più idonea, in base alla dimensione del soggetto da riprendere e della luce presente.
I fotografi professionisti che calcano assiduamente i bordo pista della moto Gp, i prati degli stadi di calcio e di rugby sono già consapevoli che gli strumenti a loro più adatti sono bene altri e di ben altro prezzo.
Ricapitolando… Immagine ai massimi livelli, autofocus singolo estremamente rapido e privo di incertezze, autofocus continuo molto fruibile anche se non idoneo ad un utilizzo prettamente sportivo.
Che altro aggiungere?
Poco o nulla.
I menù sono gli stessi ai quali siamo ormai abituati con le altre Fujifilm.
Personalmente, da utente di lunga data Fujifilm, non ho trovato alcuna difficoltà a scattare subito in scioltezza con questa macchina fotografica.
L’unico mio dubbio era la possibilità di sviluppare i Raw, vista l’assenza iniziale di un convertitore di qualità.
Per fortuna mi è venuta in aiuto “Iridient Digital” che, con grande spirito di collaborazione, mi ha messo a disposizione un’anteprima della nuova versione del suo potentissimo software.
Non smetterò mai di ringraziarli. E a testimonianza di quanto sia performante la versione 2.3.3 voglio sottolineare che, tutti i Raw sviluppati in questo articolo, e quelli del lavoro “La Via Dolorosa” (che verrà presentato il 5 marzo in occasione dell’inizio della Quaresima), sono stati realizzati con questo software.

Fujifilm X-T1, Fujinon XF 56mm f/1.2 R, 1/125 f/2.5, Iso 800.

Conclusioni
Siamo alla fine… alla fine della prima parte in attesa delle impressioni dell’amico Donato Chirulli.
Premetto subito che il “discorso” X-T1 non finisce qui.
Al termine degli articoli dei modelli di “confine”, ovvero Fujifilm X-T1, Nikon Df, Sony A7r e Olympus OM-D, pubblicheremo un piccolo riassunto che condenserà pregi, difetti, punti di forza ed eventuali carenze di questo nuovo segmento fotografico.
Per ora accontentatevi di sapere che tutte e 4 sono grandi strumenti fotografici e che la Fujifilm X-T1 è in assoluto la migliore CSC Apsc disponibile in commercio che io abbia mai provato.
La Fujifilm X-T1 rappresenta una nuova evoluzione del mondo CSC. Un mondo che all’inizio sembrava destinato a percorrere strade alternative, ma che ora appare riavvicinarsi molto ad un concetto  tradizionale di macchina fotografica.
E non è poco…

Ah…dimenticavo.
Come avrete notato, la maggior parte degli scatti realizzati per questo articoli sono stati fatti con il nuovo Fujinon XF 56mm f/1.2 R.
Per questo, in appendice alla prova della X-T1, ho deciso di pubblicare le prime impressioni di questo obiettivo.


Fujinon XF 56mm f/1.2 R

Fujifilm X-T1, Fujinon XF 56mm f/1.2 R, 1/125 f/1.2 Iso 6400.
Cosa succede se utilizziamo una macchina fotografica molto reattiva e dotata di un autofocus rapido e preciso, insieme ad un’ottica molto luminosa? Succede che possiamo scattare anche in condizioni limite di luce. Basta un vecchio lampione stradale per trasformare in un set fotografico anche le strade della città.

Ho sempre affermato che le mie focali preferite sono 35mm e 85mm.
Con i Fujinon XF 23mm f/1.4 R e XF 56mm f/1.2 R, Fujifilm sembra avere colmato adeguatamente questa lacuna nel catalogo ottiche disponibili il sistema X.
Le motivazioni per le quali Fujifilm ha atteso un po’ di tempo per commercializzare questi obiettivi sono riportate nell’articolo del XF 23mm f/1.4 R.
Nello stesso articolo ho sottolineato la bontà di questo 23mm che “ragiona” da 35mm e le conclusioni sono state molto positive.
Per il 56mm valgono in larga parte gli stessi giudizi.
Costruzione impeccabile, resa ottica pastosa e molto nitida già a tutta apertura, scelta di soluzioni raffinate come il sistema di fuoco interno a tutto beneficio della velocità dell’autofocus e della silenziosità.
Ci sono però alcune differenze tra queste due ottiche.
Differenze dovute principalmente alla focale reale in previsione della destinazione fotografica per le quali sono state progettate.
Partiamo dalla costruzione.
È stata eliminata la scala delle profondità. Meno male.
Così come concepita sul 23mm è del tutto inutile.

Fujifilm X-T1, Fujinon XF 56mm f/1.2 R, 1/160, f/1.2 Iso200 (jpg OOC).

Passando alle dimensioni, il 56mm è leggermente più lungo ma sostanzialmente più “cicciotto”. D’altronde è un obiettivo molto luminoso e dalle leggi della fisica non si può scappare.
La costruzione completamente in metallo, oltre ad aumentare il prestigio dell’ottica, trasmette una piacevole sensazione di solidità generale.
Non è sicuramente leggerissimo ma, allo stesso tempo, montato sulla X-T1 e X-pro1, non è sproporzionato sia nelle dimensioni che nel peso.
Passando alla resa fotografica appare subito evidente come Fujifilm stia portando avanti con successo la filosofia della qualità.
Nel parco ottiche Fujinon non esiste alcuna ottica scadente.
E il 56mm appartiene alla fascia top di gamma insieme al 14mm e al 23mm.
Perciò il Fujinon XF 56mm f/1.2 R è un meraviglioso obiettivo da ritratto?
Si e no.

Fujifilm X-T1, Fujinon XF 56mm f/1.2 R, 1/250, f/1.2 Iso 640.

 

 

Fujifilm X-T1, Fujinon XF 56mm f/1.2 R, 1/125, f/1.2, Iso 1000.
Da sottolineare l'ottima tenuta in controluce di questo obiettivo.

 

Ovvero è un obiettivo estremamente nitido e capace di restituire uno sfocato molto gradevole e ben strutturato.
Ma è pur sempre un 56mm
La focali di eccellenza per il ritratto sono l’85mm e il 105mm.
Ovvero teleobiettivi non eccessivamente spinti ma molto luminosi.
Il 56mm è luminosissimo... ma è pur sempre un “normale”.
L’atmosfera che è in grado di restituire in un ritratto il Nikkon AF 85mm f/1.4 D… per esempio… è molto più accentuata.
Non fraintendetemi. La mia non è una critica di questa ottica che certamente raccoglierà numerosi apprezzamenti dai siti specializzati, dalle misurazioni MTF, e dagli utenti.
Io sto semplicemente facendo una distinzione tra un ottimo obiettivo e un ottimo obiettivo specificatamente concepito per il ritratto.
E per quest’ultimo non ci scappa… bisogna arrivare ad una focale effettiva di almeno 75-85mm.
Tali focali, inoltre, consentono di restituire una profondità di campo molto ridotta anche nelle inquadrature più larghe.
Ripeto… è una questione fisica legata alla focale effettiva.

Fujifilm X-T1, Fujinon XF 56mm f/1.2 R, 1/250 f/1.2 Iso 1600 (Jpg OOC).
Con ottiche estremamente luminose bisogna prestare la massima attenzione nel concentrare correttamente la messa a fuoco sul punto esatto. La profondità di campo, soprattutto con soggetti molto Vicini, è estremamente ridotta. Mettere a fuoco l’occhio sbagliato, come in questo esempio, è molto facile. Per evitare inconvenienti è bene ridurre al minimo la dimensione dell’area di messa a fuoco della X-T1 e di tutte le Fujifilm X-M
ount in generale.

Ovviamente per il ritratto si può utilizzare qualsiasi focale e non necessariamente il ritratto deve essere inteso come un campo stretto nel quale far entrare solo il volto di una persona.
Personalmente amo molto realizzare ritratti ambientati con ottiche aventi angolo di campo equivalenti ai 35mm e 50mm.
Ma anche questa volta sono due discorsi differenti.
Un conto è che con qualsiasi obiettivo si può fare un ritratto e un conto è un obiettivo specifico per il ritratto.
Inoltre, ma è un discorso strettamente personale, amo questa tipologia ottiche luminose anche per i loro difetti. Difetti che si traducono in una forte personalizzazione delle fotografie.

Il Fujinon XF 56mm f/1.2 R è troppo perfetto.

Sembrerà un paradosso… ma per me è così.

Perfezione che rende certamente questo obiettivo un’ottica generica eccelsa… ma non necessariamente un’ottica specifica per il ritratto.

È la stessa filosofia dello Zeiss Otus 55mm f/1.4 o il Nikkor AF-s 58mm f/1.4 G. Ottiche a tutto tondo strepitose che, da sole, valgono un corredo intero.

 

Conclusioni

Il Fujinon XF 56mm f/1.2 R è un obiettivo eccellente e, come dimostrano le foto a corredo di questo articolo, è in grado di affrontare qualsiasi genere fotografico senza alcuna incertezza. Gli eventuali limiti, sono solo legati unicamente ad una ipotetica interpretazione specifica nel ritratto per chi, da sempre, è abituato ad utilizzare focali più lunghe. Per il resto tanto di cappello a Fujifilm, che, ancora una volta, ha tirato fuori dal cilindro un’altra ottica di ottima fattura ed eccellente resa ottica.