Sony G Master 24-70 f/2.8 e 85 f/1.4

Categoria: Prova sul campo obiettivi Pubblicato: Sabato, 17 Settembre 2016 Scritto da Max Angeloni

 

Sony G Master FE 24-70 mm F2,8 - 1/3200, f/2.8, Iso 125

Nell’articolo dedicato alla seconda generazione delle “Alpha 7” di Sony, ho iniziato un approfondimento sulle ottiche dedicate a tale sistema.
Mentre finivo la stesura dell’articolo ho avuto modo di provare per un breve lasso di tempo i nuovi obiettivi Sony G Master FE 24-70 mm F2,8 GM e FE 85mm f/1.4 GM.
Troppo poco tempo per poter esprimere un’opinione, pertanto ho deciso di rimandare la prova sul campo appena avessi avuto il sufficiente tempo per mettere a dura prova queste ottiche.
Un po’ di tempo libero, tradizionalmente, si ha a disposizione durante le vacanze estive.

 

Sony G Master FE 85 mm F1,4 - 1/8000, f/1.4, Iso 125

 

Ora… bagagli, ombrelloni, maschere pinne, costumi, figli, parenti e affini, spesso e volentieri, si traducono di quanto di più lontano ci possa essere dal concetto di “tempo libero”.
E… cosa ancora più complessa per un fotografo… non si traducono mai nel concetto di “mani libere”.
Le mirrorless, in questo caso, ci dovrebbero venire in aiuto. Ovvero macchine fotografiche leggere e compatte in cui le soluzione tecnologiche consentono una miniaturizzazione più elevata rispetto alle tradizionali reflex.
Il punto è, come sottolineato più volte in molti articoli, che le ottiche rispondono unicamente alle leggi della fisica. Quindi un ipotetico obiettivo 50mm f/1 avrà una pupilla di entrata della luce di 5 centimetri. Ad una quantità di “vetro” così imponente deve corrispondere una motorizzazione adeguata e, se si vogliono fare le cose con tutti i crismi, anche una buona realizzazione meccanica ed una accurata tropicalizzazione vogliono il loro spazio.
Proprio per questo motivo io difficilmente inserisco nella liste dei pregi delle CSC la “compattezza generale” del sistema. Un grande pregio invece è la possibilità di optare per un set-up discreto e leggero qualora le esigenze fotografiche lo richiedano.
Per esempio… una Fujifilm X-T2 con il Fujinon 35 f/1.4 risulterà sempre più compatta e discreta di una Nikon D500 ed ottica equivalente… così come una Sony A7RII con il 35 f/2 sarà sempre più compatta e discreta di una Nikon D810 con obiettivo equivalente.
Le ottiche Sony G Master, però, non rientrano sicuramente nelle opzioni da scegliere se si vuole compattezza e discrezione.
Grandi grosse e pesanti appartengono alla fascia di obiettivi in cui, le prerogative principali, sono la ricerca delle massime prestazioni e della massima resa di immagine.
Massime prestazioni e massima resa d’immagine si traducono in ottiche senza compromessi… e ottiche senza compromesso vuol dire prezzo d’acquisto elevato.
Viste tutte le premesse è naturale porsi la domanda se, le ottiche Sony G Master, siano in grado di soddisfare tutte le aspettative.

Sony FE 24-70 mm F2,8 GM

Sony G Master FE 24-70 mm F2,8 - 1/1250, f/4, Iso 125


Il “24-70 f/2.8” è lo zoom normale professionale per eccellenza. Indipendentemente dalla marca e dalla tipologia di sistema utilizzato, un corredo professionale non può prescindere da questo obiettivo.
Per me si tratta sicuramente dell’ottica che ho utilizzato maggiormente negli anni.
Come tutti gli zoom che coprono focali che vanno dal grandangolare spinto ad un moderato teleobiettivo bisogna accettare qualche compromesso di resa e di massima luminosità.
È evidente che le ottiche fisse abbiano, generalmente, una resa maggiore sotto tutti gli aspetti, ma è altresì evidente che, in molte situazioni fotografiche, è veramente difficile rinunciare al jolly del corredo fotografico.
Come è mia abitudine, durante le prove sul campo, utilizzo molto gli obiettivi con diaframmi alle massime aperture. E anche questa volta non ho fatto eccezione.

In molti mi hanno chiesto il perché di tale scelta.
I motivi principali sono due: il primo è che con luce ambiente prediligo scattare con una profondità di campo ridotta mentre l’altro è che ad f/5.6 anche i fondi di bottiglia restituiscono una resa dignitosa. Visto che le ottiche luminose costano maggiormente proprio in relazione della maggiore apertura del diaframma ritengo sia opportuno capire se, un eventuale acquisto, possa giustificare maggiori ingombri, maggior peso e, soprattutto, un maggior costo.

 

Sony G Master FE 24-70 mm F2,8 - 1/3200, f/2.8, Iso 125

 

Sony G Master FE 24-70 mm F2,8 - 1/640, f/3.2, Iso 125



Costruzione
Come tutti gli obiettivi di questo sistema, Sony ha profuso un grande impegno nel realizzare una costruzione più accurata possibile. E i Sony G Master confermano tale strategia.
Il 24-70mm sotto questo aspetto è impeccabile. Roccioso e massiccio trasmette una sensazione di solidità assoluta. Sensazione poi confermata dai fatti.
La ghiera delle focali è pastosa e restituisce una giusta trazione. Trovo decisamente indovinata anche la presenza del pulsante per il blocco della messa a fuoco azionabile con il pollice della mano sinistra. Non ho mai capito perché tale accessorio dovesse essere solo prerogative dei teleobiettivi.
Passiamo al paraluce. Chi mi segue da tempo sa perfettamente quanto io sia attento a questo accessorio troppe volte sottovalutato.Trovo il paraluce fondamentale per due motivi. Il primo è il più ovvio, ovvero evitare che raggi di luce indesiderati rovinino la nostra fotografia. Il secondo è che reputo il paraluce un vero e proprio scudo contro gli urti accidentali e le rovinose cadute dei nostri preziosissimi strumenti di lavoro. Anche in questo caso Sony ha fatto un eccellente lavoro. Minimi ingombri, massima efficacia.

 

Sony G Master FE 24-70 mm F2,8 - 1/100, f/8, Iso 100


Altra nota positiva il blocco dell’escursione dello zoom da attivare quando dobbiamo trasportare l’obiettivo all’interno del nostro zaino fotografico. In realtà questa ultima soluzione credo sia stata resa obbligatoria da una caratteristica dell’obiettivo che mi ha lasciato un po’ perplesso. Come si passa dai 24mm alle focali superiori, la sezione dell’obiettivo che esce dal barilotto diventa rilevante. Ora… non è sicuramente l’aumento delle dimensioni che mi preoccupa, quanto, una sezione cosi ampia all’esterno del barilotto possa portare un disallineamento dei gruppi ottici in caso di urto accidentale.
Ovviamente questa è solo un’impressione non avallata, per ora, dai fatti. Ma l’esperienza mi ha insegnato che, le ottiche che adottano tale soluzione, soffrono maggiormente di tale inconveniente.
Avete mai sentito parlare di discrepanza di resa dello stesso obiettivo da copia a copia? Si sentono addurre molte motivazioni a tale fenomeno: controllo qualità scadente, tolleranze fuori norma e ipotesi più o meno vicine alla realtà. La realtà è che si tratta (il più delle volte) di semplice disallineamento dei gruppi ottici. E il disallineamento dei gruppi ottici è dovuto il più delle volte da un urto accidentale. Se l’obiettivo è costruito male l’urto può essere avvenuto anche all’interno della confezione sigillata durante il trasporto. Se l’obiettivo è costruito bene, l’urto è avvenuto il più delle volte proprio quando una sezione importante dell’obiettivo si trovava fuori dal barilotto.
Ripeto… non ho nessun elemento che mi faccia supporre che questo obiettivo sia sensibile a tale inconveniente in un prossimo futuro. La mia è solo una riflessione.

 

Sony G Master FE 24-70 mm F2,8 - 1/125, f/2.8, Iso 12800

 

Sony G Master FE 24-70 mm F2,8 - 1/125, f/2.8, Iso 12800

 

Sul Campo
Riponevo grandi aspettative dal Sony FE 24-70 mm F2,8 GM fin dalla data del suo annuncio.
Per me il 24-70 f/2.8 (o 16-55 nel caso del sensore APSc) rappresenta l’ottica da lavoro per eccellenza. Ovvero un obiettivo versatile che, se si è coscienti di accettare qualche compromesso, risulta perfetto in un range molto ampio di situazioni fotografiche. È primo obiettivo che metto nella borsa quando preparo il corredo fotografico da portare con me per lavoro indipendentemente dalla marca e dal modello del sistema fotografico che ho utilizzato durante la mia carriera professionale.
Una volta montato il Sony FE 24-70 mm F2,8 GM sulla A7RII, ci vuole un po’ di tempo per abituarsi al “contrasto visivo” tra gli ingombri dell’ottica e la compattezza del corpo macchina.
All’atto pratico invece non si percepisce alcuno squilibrio. Per abitudine io utilizzo da sempre la sinistra per brandeggiare un’attrezzatura dal peso più sostenuto quindi, dal mio punto di vista, una CSC anche con un obiettivo del genere risulta sempre più confortevole rispetto ad una D810 o altra reflex di pari categoria.
Vabbè… non perdiamoci in chiacchiere… iniziamo a fotografare. Ho già sottolineato che, i 24-70 f/2.8 in generale, sono ottiche che rappresentano un compromesso tra versatilità e resa. Probabilmente sono tra gli obiettivi più complessi da progettare. Far convivere nello stesso obiettivo focali che vanno dal grandangolare spinto al piccolo tele non è uno scherzo. E se a questo aggiungiamo anche la notevole luminosità massima (elevata in considerazione che si tratta di un obiettivo a focale variabile) comprendiamo quanto sia difficile realizzare questa tipologia di ottiche.
Il primo compromesso è sicuramente legato alla distorsione. Anche il Sony FE 24-70 mm F2,8 GM non si sottrae a tale regola. Nulla di eclatante o di estremamente eccessivo come si era visto per con Sony FE 24-70mm f/4 ZA OSS Vario Tessar T*.  Diciamo che siamo allineati alle prestazioni offerte dalle ottiche di pari categoria presenti sul mercato.
Il secondo è quello legato ad un potere risolvente non sempre costante in base alla focale selezionata. Sotto questo aspetto ritengo il Sony FE 24-70 mm F2,8 GM sicuramente uno dei migliori zoom “normali” per ottiche Full Frame. Non solo. La nitidezza è anche molto elevata anche utilizzando diaframmi molto aperti. Risolvere 42MP non è uno scherzo. E sotto questo punto di vista l’obiettivo Sony mi ha piacevolmente sorpreso.

Sony G Master FE 24-70 mm F2,8 - 1/15, f/13, Iso 100

 

 

 

Sony G Master FE 24-70 mm F2,8 - 1/2000, f/2.8, Iso 125


Passiamo allo sfuocato.
Uno dei grandi vantaggi degli obiettivi fissi, rispetto alle ottiche zoom, è proprio quello di restituite (solitamente) uno sfuocato più strutturato, cremoso e progressivo. In poche parole un bello sfuocato.
Gli zoom di fascia alta cercano di fare quello che possono e, a meno che non si sia alla ricerca di qualcosa di fantascientifico (ma a questo punto c’è da domandarsi perché non si sceglie direttamente un fisso) svolgono un lavoro più che dignitoso. Ovviamente fare un esempio a tutte le focali e a tutte le aperture diventa cosa complessa e difficile.
Se vi fidate, in linea generale, si può affermare che il Sony FE 24-70 mm F2,8 GM sia in grado di produrre un sfuocato decente.In compenso, le immagini catturate con questo obiettivo, restituiscono una forte sensazione di tridimensionalità.

 

Sony G Master FE 24-70 mm F2,8 - 1/80, f/2.8, Iso 1600

 

Sony G Master FE 24-70 mm F2,8 - 1/125, f/2.8, Iso 10000

 

Sony G Master FE 24-70 mm F2,8 - 1/125, f/2.8, Iso 12800


Passiamo all’autofocus.
Qui il discorso è più complicato. Bisogna prima di tutto capire quanto i meriti e demeriti siano dell’obiettivo e quanti siano del corpo macchina. I due aspetti sono fortemente legati.
Durante il periodo estivo, Sony ha rilasciato un nuovo firmware per la Sony A7RII. Il 3.30 per la precisione. Ancora non sono riuscito ad approfondire le migliorie apportato del nuovo aggiornamento. Quindi le mie considerazioni si basano principalmente sul lavoro realizzato con il firmware 3.20
In situazioni di illuminazione non complessa, l’autofocus non delude le aspettative. Rapido e preciso, il Sony FE 24-70 mm F2,8 GM è in grado di offrire prestazioni degne di un’ottica di alto rango. Settando la macchina fotografica nella maniera corretta, anche la modalità di messa a fuoco continua non sembra mostrare incertezze degne di nota.
Come l’illuminazione diventa più complessa, invece, qualche incertezza viene evidenziata.
Nulla di drammatico. Ma certo è che, da un’accoppiata macchina fotografica-ottica il cui valore di mercato supera i 5.500 Euro bisogna chiedere la perfezione. È per questo motivo che, quando scrivo del marchio Sony, sono sempre più pignolo e puntiglioso rispetto ad altri marchi. Sony ha mezzi e conoscenze per realizzare la perfezione. E visto che il prezzo di commercializzazioni dei suoi prodotti si pone nella fascia alta o altissima, non ci sono scuse che giustifichino qualsiasi imperfezione.

Sony G Master FE 24-70 mm F2,8 - 1/4000, f/2.8, Iso 1250


In Sintesi
Il Sony FE 24-70 mm F2,8 GM era l’ottica che mancava. Grandi erano le aspettative e devo ammettere che sotto l’aspetto della resa fotografica la qualità globale delle prestazioni è di altissimo livello. Un’ottica che in accoppiata con la Sony A7RII è in grado di restituire immagini di una qualità difficilmente replicabili con altri corredi di altri marchi.
Rimangono però delle incertezze sotto il profilo operativo che ancora devono essere messe a punto. Per fortuna Sony ha compreso che per finalizzare i propri clienti è più importante rilasciare degli aggiornamenti tramite firmware piuttosto che sfornare una nuova macchina fotografica dietro l’altra. E il rilascio cadenzato dei firmware fa ben sperare per il futuro.

Mi piace
Altissima qualità globale dell’immagine prodotta con la Sony A7RII
Nitidezza
Tridimensionalità dell’immagine
Velocità e precisione dell’autofocus (singolo e continuo) in situazione di buona luce
Pulsante per il blocco della messa a fuoco
Paraluce
Solidità

Non mi piace
Eccessiva escursione della sezione che fuoriesce dal barilotto
Qualche incertezza dell’autofocus (singolo e continuo) in situazione di luce più critica.


SONY FE 85mm f/1.4 GM

Sony G Master FE 85 mm F1,4 - 1/6400, f/1.4, Iso 125

 


85mm e 35mm sono le due focali che amo maggiormente.
I miei corredi sono sempre partiti dall’85mm e il 35mm. E più precisamente dall’85 e 35 f/1.4.
Comprenderete la mia gioia all’annuncio di questa ottica. Ad oggi la mia soluzione di 85mm f/1.4 sulla Sony era quella di montare lo Zeiss Otus 85 f/1.4 tramite adattatore.
Ok ok… lo ammetto… montare la migliore ottica al mondo sulla Sony A7RII non è sicuramente una soluzione di ripiego. Ma certo è che, portarsi appresso un’ottica manuale pesante e ingombrante quanto un cinghiale adulto non è sempre la soluzione ottimale.
In ogni caso vi devo svelare un piccolo aneddoto. Questa è il secondo esemplare del SONY FE 85mm f/1.4 GM che provo. Il primo presentava evidenti limiti di messa a fuoco e faceva un rumore di ferraglia.
Per correttezza mi sono astenuto dallo scrivere qualsiasi cosa.
È passato un po’ di tempo e sono usciti nuovi firmware e… mi è arrivato un nuovo esemplare dell’obiettivo.
Ok… ora questa ottica funziona bene.

 

Sony G Master FE 85 mm F1,4 - 1/6400, f/1.4, Iso 125

 

Sony G Master FE 85 mm F1,4 - 1/6400, f/1.4, Iso 125



Costruzione
il Sony FE 85mm f/1.4 GM è costruito veramente bene. In linea generale vale quello che ho scritto per il Sony FE 24-70 mm F2,8 GM. Ghiere fluide e precise. Indovinata la scelta di inserire il pulsante per il blocco della messa a fuoco, così come trovo impeccabile la ghiera dei diaframmi e il comando per disinserire il “click” nel caso di utilizzo nella realizzazione di filmati.
Bellissimo il paraluce. Sembra fatto con un materiale gommoso ed è rivestito all’interno con un tessuto anti riflesso.
Inutile dilungarsi. Questo obiettivo è sicuramente una delle migliori ottiche mai realizzate sotto il profilo della costruzione.

 

Sony G Master FE 85 mm F1,4 - 1/8000, f/1.4, Iso 125

 

Sony G Master FE 85 mm F1,4 - 1/8000, f/1.4, Iso 125

 


Sul campo.
Pronti? Via! Con i nuovi firmware l’obiettivo è finalmente diventato silenzioso e le funzioni di messa a fuoco hanno beneficiato di un sostanziale miglioramento. Certo, ancora c’è da lavorare molto.
Come la luce si abbassa, si percepisce qualche incertezza di troppo. Così come, in controluce, a volte, diventa snervante la lentezza con la quale l’obiettivo tenta ripetutamente di mettere a fuoco.
Sono convinto che si tratti solo di perfezionare qualcosa che riguarda come l’obiettivo interagisce con la macchina fotografica.
Per ora possiamo solo pazientare nell’attesa di un nuovo firmware.
Discorso differente per quanto riguarda la qualità d’immagine. Ecco. Qui non c’è da migliorare nulla.
Il Sony FE 85mm f/1.4 GM punta dritta, senza compromessi, alla fascia alta del mercato. E i risultati le danno ragione.
Si vede che dietro a questo obiettivo c’è un grande sforzo per allinearsi a quanto offerto da Canon e Nikon. E, almeno sotto il profilo della qualità di immagine, tutti questi sforzi hanno restituito un obiettivo in grado di accontentare anche gli utenti più esigenti.
Non mi voglio soffermare su tutte le singole caratteristiche. Come sempre preferisco lasciar parlare le immagini.
Cero è che già a tutto apertura l’obiettivo è in grado di restituire risultanti eccellenti sotto tutti gli aspetti. Soprattutto per quanto riguarda la qualità dello sfocato e della tridimensionalità di immagine.

 

Sony G Master FE 85 mm F1,4 - 1/1600, f/2, Iso 125

 

Sony G Master FE 85 mm F1,4 - 1/1600, f/2, Iso 125

 

Sony G Master FE 85 mm F1,7 - 1/3200, f/2, Iso 125

Sony G Master FE 85 mm F1,4 - 1/1600, f/2, Iso 125

 


In sintesi
Il Sony FE 85mm f/1.4 GM è un obiettivo estremamente raffinato sotto il profilo della costruzione e della resa di immagine. Rimangono alcune incertezze durante la fase di messa a fuoco in condizione di scarsa luce o controluce. Incertezze che dovranno essere presto risolte con l’introduzione di nuovi firmware.
Un vero peccato viste le prestazioni di livello elevato sotto tutti i punti di vista dell’immagine restituita con la Sony A7RII che collocano questo obiettivo, sotto il profilo della qualità ottica nell’Olimpo degli obiettivi destinati al ritratto.

 

Sony G Master FE 85 mm F1,4 - 1/8000, f/2, Iso 125



Mi piace
Altissima qualità globale dell’immagine prodotta con la Sony A7RII
Nitidezza
Tridimensionalità dell’immagine
Sfocato
Pulsante per il blocco della messa a fuoco
Paraluce
Solidità

Non mi piace
Lentezza dell’autofocus quando le condizioni di luce non sono ottimali.

 

Sony G Master - Considerazioni finali

Sony G Master FE 85 mm F1,4 - 1/5000, f/1.6, Iso 125

 

È indubbio che Sony vuole imporsi nella fascia alta del mercato. In poche parole offrire una valida alternativa alle Full Frame di Nikon e Canon per sottrarre cospicue fette di mercato ai sistemi reflex.
E le Sony G Master sono pensate proprio per tale finalità.
Sono ottiche moderne, e come tali, mirano al massimo della resa che richiede il mercato strizzando l’occhio agli attuali metodici di recensione che puntano principalmente a raggiungere il massimo dei voti nelle varie misurazioni MTF, diagrammi, percentuali e cose del genere.
Sicuramente è la strada giusta per conquistare fette di mercato. Un mercato che vuole impeccabili ottiche…. fredde impeccabili ottiche.
Ma lasciatemi andare un po’ controcorrente.
Io ho accantonato le reflex proprio per la standardizzazione di tale sistemi. Sistemi impeccabili indubbiamente. Ma privi di una personalità propria.
Il Sony FE 24-70 mm F2,8 GM, per esempio, lasciando da parte il lavoro che bisognerà fare per adeguare le prestazioni dell’autofocus, è indubbiamente destinato a diventare un’ottica di riferimento e il sogno proibito di molti fotografi.
Eppure, se confronto agli scatti con “l’umilissimo” Sony Vario-Tessar T* FE 24-70mm F4, provo un po’ di rimpianto nel non ritrovare lo stesso “sapore”. Il Vario-Tessar T* FE 24-70mm è obiettivo pieno di difetti ma capace di restituire passaggi tonali ed un equilibrio generale difficilmente riscontrabile con i prodotti offerti dalle diretti contendenti.
Ecco… i Sony G Master sono come le ottiche di fascia alta di Nikon e Canon… forse anche meglio.
A me, invece, che le ottiche Sony siano migliori di quelle di Nikon e Canon non interessa particolarmente. Mi piacerebbe, invece, che fossero differenti.
Ma questa, ovviamente, è una considerazione del tutto personale. Una considerazione che rimarrà una singola goccia in un mare di apprezzamenti per la strada intrapresa da Sony.
Il tutto, ovviamente, in fiduciosa attesa che, anche le prestazioni non legate alla qualità d’immagine, siano prontamente elevate al livello che meritano ottiche di tale rango.

 

Un ringraziamento speciale a Ilaria Brandaglia per la grande disponibilità e professionalità.

Un Grazie grazie anche a Pino, Miriam e Gioele Catalano, Jacopo Bruni, Luca e Fabrizio, Daniele e Miriam Rufino.