liberartonline.net:recensione de "l'ostacolo più grande"
La perdita della mobilità gli fa tragicamente capire come la sua indifferenza lo rendeva insensibile, inabile a proiettarsi nelle difficoltà giornaliere e nel dolore di chi soffre realmente. Un dolore quindi come presa di coscienza del proprio essere uomo al di là di qualsiasi handicap, che porterà Brando ad abbracciare di nuovo la vita.Grazie soprattutto all’incontro con Lucrezia (un’intensa Miriam Galanti), la sorella di un suo compagno di stanza in ospedale. Lucrezia lo cambierà in modo davvero insperatoche, col suo amore puro e disinteressato. Insomma è possibile e doveroso lottare per la vita, per ricominciare a sperare,anche dopo una perdita così grande. Ed è precisamente questo messaggio di speranza (mai retorico ma anzi denso di un realismo positivo) che emana da ogni fotogramma. E' la voglia innata di sopravvivere e dare - nonostante tutto - senso alla propria vita, che permette a questo corto di parlare al cuore e alla testa dello spettatore. E mostra come il vero e unico ostacolo sia quello mentale (nel sentirsi invalidi) e non fisico. Una regia asciutta ed essenziale e senza virtuosismi. Una straordinaria colonna sonora originale, composta da Andrea Camilletti, capace di segnalare tutte le svolte narrative e gli umori psicologici dei personaggi. Una tecnica di ripresa-montaggio di altissimo livello e una fotografia (Max Angeloni) eccellente, in grado di colorare ed oscurare i contorni di una storia comune ma proprio per questo eccezionale. Sono questi i punti di forza de “L’ostacolo più grande”: un piccolo straordinario esempio della qualità del nostro giovane cinema, che meriterebbe più spazio e considerazione in Italia come all’estero.
Fonte:http://www.liberartonline.net/cinema.asp?articolo=gillesrocca
