4 foto al mese

Pubblicato: Venerdì, 31 Gennaio 2014 Scritto da administrator

Diego Bardone (scelta da Max Angeloni)


In verità ho scelto questa foto ma ne potevo anche scegliere tante altre di Diego. Sono sempre belle…. mai banali e hanno la rara caratteristica di avere impresso il "marchio" dell'autore. Insomma…al primo sguardo capisci che è una foto di Diego.
La foto selezionata è una lezione condensata in una immagine. L'ho scelta proprio per questo motivo. Ripeto…forse non è la più poetica…forse non è la più suggestiva ma ha una caratteristica che distingue l'occhio di un bravo fotografo da quello di un fotografo qualsiasi.
E la caratteristica è quella di essere di "facile" lettura.
Ci sono 4 persone…ma immediatamente comprendiamo che tutto ruota attorno al musicista. È lui il soggetto e dal soggetto bisogna partire per leggere una foto. Sembrerà banale…. ma la stragrande maggioranza dei fotografi trascura tale aspetto.

A piedi…in ascolto… in bici tutto sembra puntare su quelle mani che danno vita alle note della fisarmonica. Pochi attimi sospesi che ti fanno uscire dal caos della metropoli. Attimi sospesi come la mongolfiera che sembra… anch'essa, osservare dall'alto quello che succede in città.

Di una cosa son convinto.
Diego…come tutti i bravi fotografi… non ha premeditato lo scatto pensando a chissà quali chiavi di lettura (soprattutto quelle un po' arzigogolata come la mia :) ) potesse essere sottoposta la sua immagine.

Ha guardato… ha aspettato il momento giusto…e ha scattato.
Questo succede solo a chi sa guardare…a chi sa aspettare…e a chi sa fotografare.

http://www.diegobardonephotographer.com/

 

Renato Greco (scelta da Donato Chirulli)

Per questa mia prima recensione fotografica selezionata tra le immagini postate sul gruppo facebook "Semplicemente Fotografare" ho scelto: "Mentre tutto scorre", di Renato Greco.
Dato che la Street Photography è uno dei miei generi preferiti, ho pensato che questa bella foto possa essere simbolica del genere. Ma come? Diranno i lettori: qui siamo al mare...cosa c'entra la Street Photography?
Appunto, questa foto mi fornisce lo spunto per chiarificare alcuni punti riguardo a questo tanto abusato, quanto difficile genere fotografico. La Street infatti, racconta la vita pubblica dell'essere umano. Non è necessaria una strada, come non è sufficiente la stessa per conferire ad uno scatto la patente di street. La centralità del nostro interesse deve essere la presenza (significativa) dell'elemento umano. Non necessariamente colto durante imprese eclatanti o in contesti drammatici. Bastano piccoli, ma non per questo meno importanti, momenti di vita quotidiana. Come Renato Greco ci mostra in questa intensa immagine.Renato coglie il momento significativo, pur nell'atmosfera vacanziera tipica di una spiaggia in piena estate. Isola un momento, tra i tanti possibili e ce lo racconta con delicatezza espressiva unita ad un'ottimale resa tecnica, sia in scatto che in post-produzione.Non facile, infatti, gestire la complessa situazione di semi-controluce.
Non amando molto il formato 4x3, ho pensato di suggerire un taglio sul classico formato 3x2 ed ho leggermente rifilato l'immagine a destra (eliminando la mezza palma) per una migliore pulizia formale di questo scatto che, nel suo genere, già si avvicina molto alla perfezione.

corretta

 

Luigi Reho (scelta da Daniele D'amato)

Io sono un minimalista convinto credo che ormai si sia più che compreso. Mi piace quando in una fotografia si possono vedere tante cose senza mostrarne molte.
Questo rettangolo visivo mi fa vedere tanti cerchi concentrici, tante sfumature di colore, ma mi fa pensare al caldo solo della mia terra, al turbinìo vorticoso, al fuoco al calore, al big bang e persino all'ipnosi.
E tutto questo facendo vedere solo una piccola, ridotta, frammentata porzione di un apparentemente banale lavoro di un artigiano del rame con in mano il suo manufatto, che non s'è mai visto ma che ha fatto sì che Luigi Reho venisse catturato da questa luce, da questo oggetto e da questi colori.
Bella foto.

Unico appunto forse la firma che poteva tranquillamente essere inserita fuori dal rettangolo visivo in una cornice apposita. Ma si sa anche questo, sono contrario alle firme sulle foto.
Bravo Luigi

 

Monica Albrieux (scelta da Giorgio Rossi)

Cercare di comprendere i perché di uno scatto di Monica Albrieux estrapolandolo dal resto della sua produzione fotografica è sicuramente difficile, si rischia di fraintendere, perdere molto. Credo sia necessario ampliare il respiro, iniziando dal definire anche per sommi capi cosa si intende per Architettura.

Per William Morris  “il concetto di architettura abbraccia l'intero ambiente della vita umana; non possiamo sottrarci all'architettura, finché facciamo parte della civiltà, poiché essa rappresenta l'insieme delle modifiche e delle alterazioni operate sulla superficie terrestre, in vista delle necessità umane, eccettuato il puro deserto”. In rapporto all'architettura si parla spesso di luoghi e non-luoghi.  Da Wikipedia... “Marc Augé definisce i nonluoghi in contrapposizione ai luoghi antropologici, quindi tutti quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici.

Spazi in cui milioni di individualità si incrociano senza entrare in relazione, sospinti dal desiderio frenetico di consumare.” Forse, ma è solo un'ipotesi, è proprio il vivere immersi tra non luoghi e luoghi storici banalizzati a spingere una certa ricerca artistica verso l' Urbex, l'esplorazione urbana. Esistono luoghi abbandonati, sono moltissimi, ovunque. Sono stati abbandonati perché non più funzionali e non ritenuti oggetti interessanti. Dietro tale abbandono c'è sempre una logica, non avviene  mai per caso.
Non di meno quei luoghi sono, lì. 
Molte volte  off-limits, imprigionati, circoscritti da mura e divieti, isolati dall'ambiente. Altre volte, ove l'ambiente stesso non sia abitualmente frequentato, ove siano lontani anche dalla vista, non occorre alcuna accortezza vengono semplicemente abbandonati. La Natura se li riprenderà faticosamente,  inesorabilmente. La ricerca delle tracce di chi ha vissuto quei luoghi, il dialogo che hanno con la Natura, sono l'essenza di un fascino che in pochi sanno apprezzare. Chi  è interessato fotograficamente all'Urbex, ferma in uno scatto tali luoghi, che sembrano immobili, avvolti in un sonno o in un sogno,  ma sono in costante divenire. A chi fosse interessato ad approfondire consiglio di visitare questo link: http://en.wikipedia.org/wiki/Urban_exploration
e naturalmente visitare il sito di Monica Albrieux:  http://www.flickr.com/photos/monikinart/


Penso che ogni Esploratore Urbano segua percorsi, motivazioni personali, modo di esprimersi diversi, anche se ama condividere l'adrenalinico e mieloso piacere del momento, dello scatto, con altri compagni di avventura. Non conosco abbastanza Monica per tentare di interpretare, mi fermo alla rappresentazione lasciando ad ognuno il piacere e l'onere di interpretare.
Dunque questa fotografia. Davvero ottima dal punto di vista tecnico. Un portico, un chiostro. Inquadratura a prospettiva angolare, raramente adottata e qui impiegata in modo molto efficace, naturale, senza le distorsioni spesso introdotte da super-grandangolari. Per lasciare che sia l'ambiente ad esprimersi, in modo apparentemente oggettivo,  senza prevaricarlo con la propria espressione “artistica”. Siamo noi, visitiamo portati per mano da Monica quel luogo, lo osserviamo con i nostri occhi.

La luce, la Natura, lo invade e lo prende.