4 foto al mese: Febbraio

Pubblicato: Venerdì, 28 Febbraio 2014 Scritto da administrator

 

Max Allegritti (scelta da Max Angeloni)

Come sempre a me piacciono i lavori.
L’insieme di scatti frutto di uno studio approfondito su un tema fotografico.
Dietro a tutto questo fare click con la macchina fotografica è solo qualche decimo di secondo all’interno di giorni mesi o anni di studio… approfondimento… perfezionamento… osservazione e consigli. Ormai è diffuso il pensiero comune che uno scatto che crea, a un paio di amici, una qualche emozione è “fotografia”.
La fotografia è bene altra cosa, e uno scatto decente non fa diventare qualsiasi ebete dietro una macchina fotografica, un bravo fotografo. Dietro gli scatti di Max c’è un’idea ben precisa, e perseguita nel tempo, alla ricerca del continuo perfezionamento.
E visto che questo è l’aspetto comune dei veri fotografi, indipendentemente se amatori o professionisti, rimango sempre affascinato da tecniche che non conosco minimamente come quella utilizzata con grande perizia da Allegritti.
Arte liquida… già… sicuramente non è la prima volta che abbiamo il piacere di vedere opere del genere. Ma quanti panorami abbiamo già visto? Quanta gente che vive la strada abbiamo visto? Quanti ritratti abbiamo visto? La fotografia è anche disciplina. Mettiamocelo bene in testa. È curiosità. È crescita. È umiltà pensando che dopo uno scatto bene riuscito non siamo “arrivati” da nessuna parte. Per me c’è tutto questo dietro gli scatti di Massimo. Penso a tutti i tentativi mal riusciti. Al tempo perso nel ricercare notizie sul tema o a chiedere consigli a chi l’aveva già sperimentata. All’ottimizzazione delle luci, dell’attrezzatura più idonea.
Già… una fotografia è solo un click.
Ma una bella fotografia… una fotografia che emoziona… una fotografia che fa rimanere a bocca aperta, il clic è solo un sordo rumore meccanico che accompagna la finalizzazione di un’idea.

 

https://www.facebook.com/pages/Arte-Liquida/139482986095838?ref=hl

 

Stefano Cicali (scelta da Donato Chirulli)

Ho scelto questa foto, Snow, di Stefano Cicali, per una serie di motivi. Ma, principalmente, perché assolve perfettamente ad una delle funzioni fondamentali della Fotografia: raccontare.
Qual’ è infatti, il motivo principale che ci spinge a fotografare? Un motivo che (grazie purtroppo all’attuale era Social) molti hanno perso di vista completamente, o non hanno nemmeno mai conosciuto, persi in un delirio sequenziale: scatto – condivisione – likes.
In realtà, uno scatto (indipendentemente dalla sua conseguente riuscita) ha una sua ragione di esistere se, nella percezione del suo autore, c’è qualcosa che lo spinge ad inquadrare un determinato soggetto (o luogo, avvenimento), in un determinato momento, per uno specifico motivo. Questo motivo, principalmente, è la necessità di “fermare” qualcosa in un frame fotografico al fine di “riportare” con se quel complesso insieme di sensazioni, percezioni, visioni, generate in lui dal soggetto/luogo/avvenimento stesso. Una volta ottenuta la fotografia, questa, avrà lo scopo di raccontare, di comunicare (almeno al suo stesso autore) proprio quella serie di sensazioni, percezioni e visioni evocate nel momento dello scatto. Naturalmente, la speranza di un appassionato fotoamatore, di un professionista o di un artista, è quella di comunicare queste sensazioni anche agli altri, oltre che a se stessi. La riuscita di una fotografia rimane quindi nella sua capacità evocativa, trasmissiva, narrativa. Lo spettatore viene trasportato psicologicamente ed emotivamente in un luogo, in un momento, in una serie di sensazioni. Sensazioni in parte simili a quelle dell’autore, in parte evocate da quanto ha di fronte, ed elaborate secondo la sua personale sensibilità, personalità, cultura.
Non è stato difficile, per me, scegliere come fotografia del mese Snow di Stefano Cicali perché, appena vista, mi sono sentito immediatamente trasportato in un atmosfera quasi magica, sospesa, intensamente evocativa. La perfetta composizione ed un’adeguata padronanza tecnica, hanno permesso infatti, all’autore, la completa riuscita dell’intento iniziale: comunicare. Ed ecco che lo spettatore viene proiettato al centro della scena stessa, in un paesaggio (non banale) urbano completamente innevato che, grazie ai giochi prospettici compositivi, porta l’attenzione verso l’elemento umano presente nel bel mezzo della strada innevata. Elemento fondamentale: la donna che cammina completamente circondata dalla neve, diventa quasi lo specchio di chi fotografa, alter ego di chi, affascinato dalla scena, ha deciso di premere il pulsante di scatto.
Si, decisamente: una fotografia magica.

 

Rossano Baleani (scelta da Daniele D'amato)

Una bella immagine.

Semplice, con pochi elementi, come piace a me e priva di orpelli.

Tre fasce orizzontali naturali spezzate verticalmente da un oggetto che naturale non è. Nel rispetto delle regole basiche della composizione questa immagine è figlia del saper guardare oltre, di non fermarsi alla materialità degli oggetti ma di vederne l'essenza fino ad arrivare a visualizzare la struttura al posto della materia, la geometria in sostituzione dell'identità.

E alla fine lo sguardo ritorna sulla spiaggia e su quell'altalena, che avrà visto tanti bambini dondolare di fronte al mare, immaginandosi da soli a contemplare il bello.

 

Mattia Grossi (scelta da Giorgio Rossi)

La fotografia paesaggistica è un genere fotografico che ritrae il paesaggio, naturale o urbano. Uno dei generi più frequentati  di fotografi amatoriali e professionisti. OK su questo penso si possa essere tutti d'accordo. Sulla definizione di cosa sia il paesaggio si rischiano però guerre di religione e di pensiero:  "Lanscape" mens an area, as perceived by people, whose character is the result of the action and interaction of natural and/or human factors.
Così è per la European Landscape Convention.
Già dalla traduzione ufficiale in italiano nascono diatribe:  
"Paesaggio" designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni
Non pochi puntano i piedi sul fatto che: “Determinare per definizione un territorio non ha senso, perché secondo la Convenzione tutto il territorio è paesaggio; La traduzione di “area” in  “una determinata parte del territorio”,  è una precisazione di probabile retaggio del concetto italiano di paesaggio inteso come bellezza naturale. Andrebbe spiegato che per popolazioni non si intende riferirsi esclusivamente ai residenti ma anche a turisti e a chi passa semplicemente da quelle parti. Gli Italiani sono spesso troppo pomposi nelle definizioni ufficiali, e poco precisi. Meglio l'inglese: Area, People.
Sintetica e molto condivisibile è questa  definizione di tipo percettivista: il paesaggio è la forma dell'ambiente.
Ciò in quanto ne rappresenta l'aspetto visibile. (BAROCCHI R., Dizionario di urbanistica. Secondo l'art. 131, comma 2 del DLgs 22 n. 42 del 2004  del Codice dei beni culturali e del paesaggio: “La tutela e la valorizzazione del paesaggio salvaguardano i valori che esso esprime quali manifestazioni identitarie percepibili.” In questo concorda l'architetto Roberto Barocchi : “se il paesaggio deve essere bello, nel senso di essere armonioso, ordinato o anche vario o singolare, un buon paesaggio deve essere anche identificativo del luogo di cui è l'aspetto.”
Lo cito in quanto ricorrono due termini: bello e buono. Termini che si ritrovano spesso quando si parla di fotografia.
Parimenti utilissime anche in ambito fotografico queste definizioni di R. Barocchi:
ambiente: tutto ciò (quella parte dell'Universo) con cui ognuno di noi è in relazione;
paesaggio: l'aspetto visibile di un ambiente.
panorama: il paesaggio come lo si vede guardandosi attorno quando si è in un certo luogo.
veduta: il paesaggio come lo si vede da un certo luogo guardando in una certa direzione.
immagine: ciò che ognuno di noi percepisce di una certa veduta;
percepente: chi percepisce un certo paesaggio in un certo momento da un certo punto guardando in una certa direzione.
Tutte queste disquisizioni sono largamente inutili per chi si occupa di altri generi fotografici, non di rado chi predilige i panorami di corpi femminili fa orrende foto di paesaggio, non sa distinguere il bello dal buono.

Per questi motivi  mi ha colpito molto la fotografia di Mattia Grossi:
Più in basso di cosi, c'è solo da scavare... Ma il cielo è sempre più blu!
Quando l'ho commentata: un quasi Mondrian fotografico wow!
mi ha  risposto: Ok, allora parliamo la stessa lingua.
Sintetico questo Mattia, ma sa quello che fa. La sua immagine è una ottima veduta, con intenti assai precisi e precisi riferimenti culturali. Un bel paesaggio. Armonioso, ordinato, vario e singolare. Molto singolare. Quindi forse non un buon paesaggio,  forse non una buona fotografia, ma sicuramente una bella fotografia di paesaggio. Potrebbe anche essere una buona fotografia, ove si usata in un ambito idoneo a facilitare la identificazione del luogo. Potrebbe forse esserci anche una lettura critica dell'ambiente in generale, tendente a denunciarne alcuni aspetti. Qui rischio di inoltrarmi nell'intrepretazione soggettiva, preferisco fermarmi a leggere quello che vedo. Essendo il mio genere fotografico d'elezione il paesaggio, mi sento di premiarla a pieno titolo. Se la mia recensione è  forse un po' scarna e non approfondisce forse sufficientemente la fotografia di Mattia Grossi penso che i presupposti sui quali ho basato la mia scelta siano evidenti.