4 foto al mese: Giugno

Pubblicato: Mercoledì, 02 Luglio 2014 Scritto da administrator

Diego Bardone e Liliana Tomarchio (scelta da Max Angeloni)

Non so se si tratta di un “premio” ex equo o una poltrona per due… in realtà ho scelto di “accostare” queste due immagini perché sono perfettamente complementari.

Le fotografie si dividono in due macro categorie.
Quelle da cogliere al volo e quelle che attendono immobili solo che qualcuno le sappia scoprire. L’attimo fuggente o il perfetto immobilismo. Entrambe necessitano di un occhio allenato. Cogliere l’attimo fuggente è come andare a pesca risalendo un torrente appenninico. Non sai cosa troverai… non sai se troverai qualcosa. Ma come percepisci qualcosa di interessanti lanci la tua esca facendo attenzione a non farti scorgere dalla tua preda.
La foto di Diego è perfetta sotto questo punto di vista.
Due persone si riparano dalla pioggia condividendo l’ombrello non è sicuramente un tema originale. La bravura… e anche la fortuna, è di sapere cogliere un istante visto nel suo insieme e non solo rilegato al solo gesto di ripararsi dalla pioggia. Se la guardate con attenzione questo scatto offre numerosi spunti di interesse e di interpretazione come lo sguardo dell’uomo rivolto in direzione del marciapiede opposto attraversato velocemente dall’unico passante presente nella scena.
Unico e privo di ombrello.

La foto di Liliana invece è disarmante per la sua semplicità. Appena l’ho vista ho pensato esattamente alla stessa cosa che poi ho letto nel titolo. Ecco perché ripetiamo più volte che i titoli sono del tutto inutili se la foto ha gambe forti per reggersi senza l’accompagno delle parole. Il perfetto immobilismo è come la pesca stanziale. Non sempre lo stesso punto si presenta pescoso. Ma solo in determinati momenti della giornata può essere in grado di offrirci l’opportunità di portare a casa qualche pesce. I momenti “pescosi” della fotografia sono dettati dalla luce. Questa foto con il cielo di mezzogiorno e la “luna” spenta probabilmente non avrebbe detto granché. Il momento giusto invece ha permesso a Liliana di portare a casa uno scatto veramente interessante. Chissà quante persone sono passate da quelle parti con tanto di macchina fotografica al collo e non hanno notato nulla. Eppure la scena era li… aspettava solo di essere “pescata” al momento giusto. E concludo… per entrambe da sottolineare la composizione. La composizione è la grammatica della fotografia. Inutile inventarsi palle inverosimili nel nome di una presunta “libertà creativa”. Quando si rispetta la composizione si è sicuri che la capacità comunicativa della nostra foto è rimasta intatta Poi…ovviamente…bisogna metterci tutto il resto ☺
Complimenti….

Piero Parisi (scelta da Donato Chirulli)

Per il mese di Giugno, ho scelto questa foto di Piero Parisi.

E’ uno scatto piuttosto insolito rispetto a quelli proposti abitualmente da Piero nel Gruppo Semplicemente Fotografare.
In genere sono scatti molto colorati, spesso spiritosi ed ironici, oppure di still life. Questa volta però, Piero ci ha proposto un bellissimo b/n di notevole atmosfera. Quasi un salto nel passato. Il pianista con la giacca bianca mi fa pensare ad un misto tra l’americano Rick (con giacca bianca, interpretato da Humprey Bogart) ed il suo pianista Sam (seppur di colore) nel film Casablanca. Naturalmente, con un’ambientazione diversa. In questo caso, ci troviamo nella classica cornice mitteleuropea di un antico caffè di Budapest. Notevole l’inclusione nell’inquadratura del ritratto sulla destra che contribuisce ad esaltare l’atmosfera retrò dell’intera immagine. L’esecuzione del b/n è veramente ottima, con un’estesa gamma tonale, e la composizione quasi perfetta. Mi sono permesso di rifilare un po’ a sinistra (spero che l’Autore non me ne voglia) per riportare l’immagine ad un più classico formato quadrato, che si adatta perfettamente alla situazione.

https://youpic.com/user/pieroparisi779

 

Antonio Convista (scelta da Daniele D'amato)

Perché non sempre è sufficiente mettere un elemento vicino e uno lontano per fare una bella foto.

Qui Antonio Convista ha saputo leggere prima ancora che scrivere con la luce. Ha visto un elemento vicino che in simbiosi con quello lontano si sposa perfettamente in una immagine che si lascia leggere agevolmente, con una vena ironica quanto basta per far schiudere le labbra e mostrare i denti, senza esagerare.

Che poi sia stata la giornata ideale per uscire a fare questa foto oppure sia frutto di un caso fortuito poco importa. Quello che conta è che per fare una bella foto la prima regola è quella di leggere e comprendere la realtà che ci circonda. Fare clic ne rappresenta solo la morte.
Bravo Antonio anche perché nel suo cognome è già contenuto il suo leggere quella realtà che ci circonda.

 

Bruno Panieri (scelta da Giorgio Rossi)

Le vacanze estive sono ormai alle porte e non posso fare a meno di pensare già al dopo.

Alle immagini che riporteranno dai loro viaggi amici e parenti. So già che sarò colto da brutti sentimenti, proverò invidia per certi viaggi in capo al mondo che non mi posso permettere, proverò rabbia per non riuscire a cogliere nelle loro foto  l'emozioni che hanno vissuto e che vorrebbero trasmettermi una qualche vaga essenza dei luoghi visitati. Eh già, si scatta spesso sull'onda dell'emozione, colpiti da quello che per noi è esotico, folklore. Una serie di fugaci impressioni che non riescono a raccontare né il luogo né il viaggio. Belle foto per carità, ma senza alcun filo conduttore.  Mi ha molto colpito recentemente  un piccolo album fotografico  di Bruno Panieri. Lo so dovrei scegliere una foto ma più vado avanti a vedere e scattare foto, più la foto singola per quanto bella perde per me significato. Bruno non ha contestualizzato l'album, non c'è nemmeno una  parola esplicativa. Come per dire:  ecco questa è una foto, è inutile che ti dica che si tratta del Colosseo, o lo sai o non lo sai.  Riconosco i luoghi ripresi da Panieri, è  la Camargue, ci sono stato. Ahimè in estate, quando è invasa da turisti, quando il fascino di quei territori acquitrinosi è assai difficile da cogliere.

La Camargue ha due facce, una estiva, una invernale. D'inverno il mistral può soffiare per ore, per giorni.  La salsedine ti entra dentro, il vivere diventa cosa assai dura, difficile quotidianità non teatrino per i turisti. Le foto della faccia estiva, con i classici cavalli che si stagliano nel tramonto dorato,  i fenicotteri rosa che in stormo solcano un cielo che più blu non si può,  gli zingari in festa alle Saites Maries... le puoi trovare  in tutti i negozi di souvenir. Poi c'è la faccia invernale, quella la trovi nelle foto del Museo del Parco Naturale Regionale, in qualche libro che illustra la storia della Camargue. Ecco, trovo strabiliante che Bruno, pur essendo andato in estate, abbia portato a casa  la faccia della Camargue invernale. Dietro i suoi scatti c'è un progetto assai preciso,  una scelta espressiva rigorosa, una selezione delle immagini stringata ed efficace. Le riprese sono state effettuate con una Canon 5D mkII. Il sapore delle immagini, conferito da un insieme di impostazioni  al momento dello scatto e di accorta  post produzione, è quello del vecchio analogico con tanto di pellicola granosa. Nessuna iper-definizione digitale. Nessuna voglia di esprimere se stesso come artista, nessuna inquadratura volta a stupire. Rispetto massimo per l'ambiente come se il fotografo fosse lì, in punta di piedi per non disturbare,  neutrale, dedito solo a registrare quanto passa davanti ai suoi occhi, senza intervenire.

So bene che  quanto più quello che ci mostra il fotografo è simile al  reale, tanto più precise sono state le sue scelte, le sue esclusioni,  non ha lasciato nulla al caso. Lo, so però sono felice di farmi ingannare, di immergermi in quelle foto.

http://500px.com/brunoproma