4 foto al mese: Luglio
Scancarello Giuseppe (scelta da Max Angeloni)

Fratello sole… insieme a sorella luna sono uno dei soggetti di Giuseppe.
Almeno da quanto dichiarato da lui :)
Come sempre sono i “soggetti” banali che attirano maggiormente la mia attenzione. Ovvero i soggetti che stanno sempre li e vediamo in giro migliaia di foto ripetitive e scontate.
Quando invece il soggetto “banale” viene interpretato con inventiva ecco che la bella foto appare in tutta la sua completezza.
Facciamo ohhh quando vediamo qualcosa di esotico… facciamo uhuuu quando vediamo posti che sogniamo solo di visitare… facciamo eheee quando scorgiamo volti di popolazioni lontane e sottovalutiamo quanti spunti ci sono attorno a noi. Quante cose interessanti ci sono da fotografare solo alzando il naso.
Ma queste sono foto difficili. Un bel posto…un volto particolare…un paesaggio mozzafiato da soli fanno la fotografia.
Quelli banali invece merita attenzione, occhio, tecnica creatività e maestria.
Tutte cose che Giuseppe ha messo in questa bellissima immagine.
Complimenti…
Francesco Medugno (scelta da Donato Chirulli)

Uno scatto, questo di Francesco Medugno, che pur nella sua semplicità, dimostra ciò che "letteralmente" significa la parola Fotografia. Scrivere con la Luce infatti è l'atto che tutti noi compiamo (troppo spesso incosapevolmente) quando facciamo click. Ho scritto "semplicità" non in senso riduttivo, ma in quanto trattasi di "semplice" paesaggio in "semplice" bianco e nero....
Nulla di artificiosamente costruito e/o fantasiosamente post-prodotto.
La capacità di Francesco di cogliere ciò che la luce stava disegnando ha trasformato questo filare di ulivi in una immagine che trasmette sensazioni. Ti fa venir voglia di essere lì, proprio in quel momento, per poter contemplare dal vivo quel paesaggio e quella luce. Un momento senza tempo, immersi nella magia di Madre Natura.
Ditemi voi se non è la "traduzione" in un'immagine della più famosa poesia di Giacomo Leopardi, L'Infinito?
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.
Bravo Francesco!
Liliana Tomarchio (scelta da Daniele D'amato)

Ormai si sarà capito che sono un minimalista. Ebbene si, lo confesso.
Mi piace vedere le forme che la quotidianità disegna suo malgrado. L’intervento dell’uomo sui suoi stessi manufatti disegna forme e colora oggetti che poi il fotografo vede a modo suo.
E questo è un bell’esempio di visione fotografica, di percezione visiva che va un po’ oltre il semplice guardare.
Che poi in fondo non ci vuole molto a impostare un diaframma compatibile con la luce a disposizione, scegliere un tempo che faccia collimare l’esposimetro, inquadrare togliendo il superfluo e ruotando la fotocamera quel tanto che basta a fare di due fori e una luce un bel diagonale.
A riguardarla dopo la foto si potrebbe pensare che le due forme colorate siano convesse piuttosto che concave e prima di realizzare che si tratta di due pozzi luce la mente è libera di fantasticare nel ritenere i due colori delle palle ovali, dei lampadari post moderni, due occhi e un nasino decentrato che ci guardano dall’alto o qualsiasi altro manufatto umano.
Liliana in questo scatto ha adottato quelle poche e semplici regole della fotografia: un tempo, un diaframma e una composizione compatibili con il pensiero. Possiamo solo obiettare che abbia tralasciato gli ISO, che abbia aggiunto quella del tutto superflua firma in alto a sinistra appena appena leggibile, ma resta uno scatto pre-visto.
Brava Luciana.
Claudio Tedeschi (scelta da Giorgio Rossi)

Claudio Tedeschi è fotografo che ama il fare più delle parole. Non so se sia Livornese verace, pare esserlo. Trovo scritto: “Quello dei livornesi era un carattere fiero ed orgoglioso, dominato da forte generosità, altruismo senza riserve, una incredibile impulsività e una vis sarcastica e dissacrante di incredibile immediatezza” (http://liberauniversitapopolare.wordpress.com/storia-di-livorno/).
Per quel poco che lo conosco, ce lo riconosco. Non so se sia semplicemente un entusiastico “fotoamatore” ma ha il piglio che dovrebbe avere il professionista. Domina bene il mezzo e la tecnica. Non eccede mai in post-produzione. Si esprime certo, sceglie, ma lascia parlare il soggetto fotografato non lo sovrasta. L'inquadratura è precisa, funzionale. Molte volte, osservando immagini di uno dei moltissimi fotografi col Ph. mi vien da pensare... questo, se gli fosse commissionato un lavoro, lo manderebbero al diavolo dopo aver visto le prime due foto del servizio realizzato. Claudio, ne sono certo, saprebbe svolgere assai bene un lavoro su commissione.
Non è affatto facile tenere a bada il proprio ego, la propria voglia di esprimersi “artisticamente”, riuscire ad esprimersi sottilmente, col proprio gusto e la propria sensibilità, pur se costretto dentro i binari di un lavoro su commissione. Claudio sa cogliere l'attimo, la situazione che ha davanti è uno spunto che segue e anzi talvolta anticipa. Così si apposta sapendo che qualcosa avverrà esattamente in quel punto, tra qualche momento. Segue diversi “filoni”, diversi generi, che lo riportano spesso al mare, non potrebbe essere che così. Ama e conosce l'architettura. La scelta del soggetto non è mai semplice riproduzione è sempre rappresentazione. Quello che vuol dire è esplicito, senza eccessivi intellettualismi, poco soggetto ad interpretazione, direi quasi perentorio.
È assolutamente questo, assolutamente non quello. Nasce in quel momento ma dietro c'è un background, c'è consapevolezza.
Da una delle tante giornate di brutto tempo di questa strana estate nasce la serie ai Bagni Pancaldi, Livorno. Il mare è in burrasca, onde enormi si infrangono gettando alti spruzzi sull'attiguo pontile.
Claudio si apposta per fotografare i passanti colpiti dagli spruzzi, vuole i Bagni Pancaldi come sfondo. Fa varie esposizioni, con tempi di scatto diversi. Cambia inquadratura stringendo con lo zoom o avvicinandosi, scatta a mano libera. Poi forse nell'intervallo tra un passante e un altro, dedica tutta l'attenzione all'architettura dei Bagni, di notevolissimo pregio, storicamente importante. L'inquadratura è precisissima. Esposizione e tempo di scatto sono OK per dare “l'effetto” che cercava, il “non effetto”. Una foto “suggestiva” nel senso che suggerisce, non vuole “evocare”, un 'atmosfera concreta, palpabile, delicata e forte al tempo stesso. Lontano all'orizzonte sulla destra l'ombra di una nave, petroliera o mercantile. Un caso, anche se ovvio che da quelle parti ne circolano, però ci sta assai bene, completa la scena.
Per me la fotografia di Claudio Tedeschi è questa, prendere o lasciare.
Io prendo.
