Fujifilm F550 EXR

Categoria: Prove corpi macchina Pubblicato: Giovedì, 02 Febbraio 2012 Scritto da Gianluca Spedito

Testo e Foto di Gianluca Spedito

Dopo un’assenza (giustificata) abbastanza lunga, ritorno con una recensione singolare sulla Fujifilm F550. Perché singolare? 
Insomma, ovviamente, non sarà la consueta carrellata alla sfilza di tecnologie innovative che contraddistinguono più o meno tutte le ultime apparecchiature digitali ultra compatte di fascia alta ma una cosa molto simile ad un vero e proprio “indicatore di validità” che spero serva a trasmettere, in modo diretto ma poliedricamente tutto il bunch di sensazioni e vantaggi che l’ausilio di questo tipo di apparecchiatura regala. Non dividerò neanche le mie impressioni tra positive e negative, cercherò di amalgamarle e di sottoporle alla vostra attenzione quando sarà il caso.
Vorrei anche sottolineare che la prova sul campo di una compatta da parte di chi ha sempre utilizzato reflex di fascia medio alta abbinati a costosi obiettivi è, di per sé in partenza, già una sorta di handicap per la piccola di casa Fuji.

Si è quindi, ovviamente consapevoli delle profonde differenze tra i due sistemi, ma qui si terrà come riferimento quello standard. Forti però di un severo senso di onestà intellettuale specifichiamo un po’ di cose. È vero, noi si frusta indiscriminatamente allo stesso modo i cavalli da competizione mondiali e quelli che corrono sulle piste di provincia…  Ovviamente i rispettivi “tempi sul giro” vanno inquadrati a seconda della categoria in cui le eleganti bestiole esprimono il loro valore e della tipologia delle piste.

Detto questo, fuoco alle polveri, si comincia.

Appena scartata dalla confezione la prima cosa che salta agli occhi è che la Fuji F550 è piccola…
Personalmente, molto più di quello che mi aspettavo.Le sue dimensioni sono simili a quelle del classico pacchetto di sigarette. E addirittura un poco meno in due delle tre dimensioni.Poi la si impugna, e per magia ci si ritrova con tutti i comandi sotto controllo ugualmente nonostante le mani grandi (cioè con palmo da 24 cm a salire).
La seconda cosa che colpisce è la dimensione del  generoso display. Luminoso il giusto e davvero molto nitido.  Si impugna insomma comodamente ed il bel display non fa rimpiangere la mancanza del mirino. I comandi sono disposti in modo decente e sono facilmente raggiungibili. Regala una sensazione di solidità generale ed i grip in gomma sono posizionati al punto giusto.
Insomma, è chiaro che ha un’ergonomia studiata e rende subito l’idea che è ben costruita. Si menzionano perché particolarmente azzeccati le posizioni dell’inserto in gomma per aumentare la presa sulla parte frontale destra ed i sei puntini di gomma (sul retro accanto al display) che suggeriscono la posizione di riposo del pollice, mentre si inquadra. Le finiture sono di livello ed i materiali adeguati.


Accendo la macchina. Il menù è organizzato in due grandi tendine. Una per il settaggio della macchina per quanto riguarda il software e l’hardware, organizzata in 5 pagine (linguaggio, orario, Gps, gestione scatto silenzioso, doppia stabilizzazione, zoom digitale, Raw *se ne riportano solo alcune di tutte le options*) e l’altra più orientata alla personalizzare delle impostazioni di ripresa della macchina, organizzata in 3 pagine (settaggio della modalità ADV, modalità autofocus, simulazione pellicola, impostazione formato e qualità immagine, impostazioni di ripresa filmati).  Faccio i primi settaggi di default. Scelgo il formato 4:3 con qualità fine. Sistemo l’ora e la lingua, spengo il gps. E mi metto ad indagare subito sulla modalità manuale.

La prima cosa che mi è sembrata strana è che bisogna usare la piccola ghiera circolare attorno al tasto di MENU/OK, sia per variare i tempi che il diaframma. Previo cambio, non proprio user friendly, del tipo di valore (diaframma/tempo) da impostare usando il tasto superiore del pad. Sembra scomodo ma non lo è.  All’inizio mi ha dato qualche problema ma è una operazione alla quale, dopo un centinaio di scatti, si fa l’abitudine. 
Invece è più difficile abituarsi a non poter variare i parametri con le funzioni EXR e Adv attivate… Ovviamente, trattandosi di elaborazioni in macchina dell'immagine, è comprensibile.

Per chi vuole il massimo controllo nella fase di scatto e nella postproduzione è naturale switchare sul formato RAW. Sopratutto nelle riprese in notturna è una soluzione che mi ha consentito di ottenere risultati inaspettati... in positivo ovviamente.

 

Esposizione di 4 secondi, apertura f 5.6 , ISO 200  e 23,4 mm di lunghezza focale.

 

F/3.5, 8 secondi, iso 100 4.4 mm (tutto wide).

 

Provia 8 secondi.

Usando il formato (RAW) si ha la duttilità di una reflex. E ci si può ridedicare alla personale ricerca del risultato. C’è da dire inoltre che al momento PS CS5 solo con l’ultimo aggiornamento di Camera Raw è in grado di aprire i RAW di questa macchina fotografica. Usare il software FUJI comporta non poche difficoltà. Nonostante siano anni che uso programmi di conversione dal RAW di ogni ordine, tipo e grado ho avuto difficoltà serie nel gestire questi RAW. La cosa è cambiata con l’aggiornamento di CAMERA RAW. Ed a dirla tutta questa cosa è colpevole del ritardo della pubblicazione di questa prova. In effetti il giudizio sarebbe stato più severo se ci si fosse dovuti riferire solo al software Fuji (non in dotazione con la compatta). Perché il giudizio risulta severo? Solo in alcuni casi sono riuscito ad eguagliare (almeno) il risultato JPG che la macchina mi forniva, estraendo dal RAW. Insomma il programma di conversione (un “pasticciaccio brutto” basato sul motore di SilkyPix penso) non offre quella semplicità, quell’intuitività che permette di pervenire a risultati decorosi facilmente.
Fatto che contraddistingue quasi tutti gli altri RAW Converter in commercio. A confronto persino le macchinose Hyper Utility sono più snelle ed immediate nell’uso. E certamente più efficaci nell’ottenimento del risultato che è comunque ai vertici da sempre...
Quindi il paragone è poco ortodosso. Ma tranquilli l’ultimo Camera Raw rende PS CS5 uno spettacolo e con questo si ci si può sbizzarrire e divertire ottenendo davvero risultati eccellenti per la categoria cui la macchina appartiene. Ed onestamente impensabili fino a poco tempo fa.
Veniamo ai risultati. Ho messo alla frusta le modalità che più mi interessavano in separate sessioni di ripresa. Ho spalmato la prova in quasi 30 giorni, per non rischiare di avere sensazioni figlie della fretta o dell’inesperienza e/o dell’imperizia. E devo infatti dire che come sempre Fuji non tradisce…
Alla fine, ok, è senza dubbio un altro tipo di strumento rispetto a quelli che sono solito usare ma una volta che se ne è capiti i segreti è davvero in grado di dare quelle risposte soddisfacenti, più che soddisfacenti per il tipo di apparecchio che si sta utilizzando...  In alcuni casi genera persino stupore. Insomma devo essere sincero, davvero non ho fatto sconti a questa piccola compatta. E l’ho messa alla frusta senza alcuna pietà. E nonostante tutto mi ha sorpreso.

Funzione EXR DR (dynamic range).

Ovviamente metterò diversi sample in galleria, effettuati in diverse condizioni e ambienti, cosicché possiate rendervi conto delle reali capacità di questa compatta che è alla fine della prova, possiamo  qualificare certamente come davvero “evoluta”.
Dove ho potuto vedere il miglioramento è effettivamente nella gestione delle alte luci. Questa è l’unica compatta che regala risultati di tal genere. Certo non è al livello dei risultati del SCCD di IV generazione, ci mancherebbe (in ogni caso, sembrerebbe che, quelle prestazioni, siano comunque in attesa di esser superate dal nuoco O-CMOS che Fujifilm sta per lanciare) ma se studiata permette delle belle soddisfazioni.
Può archiviare un dynamic range (DR) che era impensabile ed è impensabile per macchine fotografiche con sensori così piccoli.

L'obiettivo
mi piace… Le lenti Fujinon sono da sempre sinonimo di eccellente qualità costruttiva.
Ovviamente chi non conosce le difficoltà del costruire uno zoom di tale escursione non può capire le difficoltà ingegneristiche di concentrare la qualità su tutta la lunghezza focale disponibile. Ovviamente per quanto ci si possa sforzare è sempre una questione di compromesso. Sappiamo bene quanto costano zoom più piccoli per le reflex di fascia alta.  Devo ad onor di cronaca dire che il compromesso che Fujifilm ha trovato è abbastanza tele-oriented. Mi spiego. La macchina è pensata per un uso più nel range medio-tele, tele, super tele che per il wide (grandangolo) . Prova ne è che mentre i risultati sono sempre buoni, talvolta ottimi nelle citate condizioni, in grandangolo, il compromesso mostra la corda… Nell’esemplare della prova infatti ma anche nei sample trovati in giro su internet, a pieno grandangolo, nella parte destra del fotogramma si nota un sensibile calo di risolvenza. Si può intravedere la zona, indicata in rosso, appena di seguito, proprio con un livello di rosso in dissolvenza. Ed è possibile notare anche una leggera vignettatura negli angoli superiori destro e sinistro.La resistenza al flare è quella tipica di uno zoom di tal portata. Bisogna starci attenti ma non è una novità. Bisogna fare attenzione anche con lenti da qualche migliaio di euro.

Il sensore
Veniamo alle peculiarità più interessanti offerte da questo sensore. La funzione che espande il DR dimezzando il numero dei pixel. Beh.. gli va dato un 9 pieno. Per la grandezza degli elementi fotosensibili e tenuto conto della reale grandezza del sensore beh la nostra compatta evoluta svolge un ottimo lavoro [grazie al sensore al processore EXR].  Piccola parentesi tecnica. Fujifilm arrangiando gli elementi sensibili in modo diverso rispetto ai tradizionali sensori Bayer permette l’eliminazione (usando il pixel binning), di “colori irreali” che  vengono fuori per la sovrapposizione di elementi attigui che han colori diversi.
Detto questo, che è la fondamentale differenza tra il binning di Fujifilm e quello che fanno i diretti competitors, non vi tedierò più a lungo. Andrò a mostrarvi i risultati direttamente. Metterò in evidenza alcune delle features più convincenti come la capacità di sfocare lo sfondo unendo più scatti…

 

Conclusioni

Per una cifra attorno ai 250€ questa macchina fotografica compatta si può, risultati alla mano, davvero definire evoluta e, sommato tutto, sicuramente al vertice della sua categoria.
Strizza l’occhio a macchine ed a features di ben altra fascia di prezzo e soprattutto è comodissima da usare. Leggera e ben impugnabile. Per chi cerca la macchina da portare sempre dietro per qualsiasi occasione, senza doversi trascinare borse, zaini o carrelli appendice, questa macchina è l’ideale. E’ in grado di restituire ottimi risultati e soprattutto di offrire un senso di libertà che non ho mai provato. Sta in una pochette piccolissima, si avvia velocemente ed è in grado di appagare le mie esigenze.Da segnalare, infine, anche la possibilità di usarla azzerando flash e rumore di scatto (quello che comunemente chiamiamo “spy mode”).
Infatti , passeggiando tra la gente, con un po’ di pratica, è possibile non farsi notare mentre si rubano scatti... e con questo stratagemma mi son divertito a scattare foto nei vicoletti di Napoli a San Gregorio Armeno, adesso finalmente mi taccio.

 

Un saluto a tutti…