4 foto al mese: Ottobre
Roberto Bon (scelta da Max Angeloni)

A forza di parlare di regole, tecnica e attrezzature ci scordiamo…. a volte… che tutte queste nozioni servono unicamente per catturare al meglio gli attimi che il mondo che ci circonda è in grado di regalarci.
Sono belli i panorami… magnifici i ritratti… suntuosi i tramonti… enigmatici gli incastri geometrici… ma la vita quotidiana ha sempre quel qualcosa in più in grado di strapparci un sorriso, una riflessione, un pensiero.
Donne e motori… gioie e dolori… recitava un vecchio adagio.
Quattro bambini intenti nella manutenzione dei loro veicoli a due ruote ed una vezzosa bambina che con un gesto del dito sembra quasi voler distogliere l’attenzione dei bambini dal grasso delle catene e dalla pressione delle ruote.
Non c’è nulla da fare. Certe cose rimangono invariate dalla notte dei tempi. E non c’è nulla di più illuminante dell’osservare i bambini con i loro atteggiamenti ancora puri e scevri (o quasi) dai condizionamenti esterni.
Questa foto di Marco è bellissima. Non tanto per la tecnica e la composizione fine a se stessa. Ma per la tecnica messa a disposizione del saper cogliere l’attimo con la massima efficacia.
Non solo una bambina e quattro bambini… ma uno scatto che racchiude il “gioco delle parti” in maniera esemplare ed elegante.
Complimenti
Massimo Tolardo (scelta da Donato Chirulli)

Solitamente, la selezione di immagini "minimaliste" è di esclusivo appannaggio del buon Daniele D'amato ma, per questa volta, ne voglio selezionare una anche io. Per questo mese, ho scelto una semplicisssima e bella immagine di Massimo Tolardo. Ho scritto semplicissima, in quanto priva dei molti "artifizi" che, solitamente, al giorno d'oggi si sprecano per tentare di conferire dignità ad immagini che invece non ne hanno. Ancora una volta, e Massimo ce ne da qui un'ulteriore conferma, quello che conta è saper Vedere e, di conseguenza, esporre correttamente ed inquadrare in maniera altrettanto corretta. Non c'è bisogno d'altro...
Questa volta è proprio il caso di dirlo: "Semplicemente...Fotografare".
Roberta Grappasonni (scelta da Daniele D'amato)

Questa bella immagine di Roberta Grappasonni è un esempio di come si possa vedere sapendo guardare. L’occhio che si trova realmente in quel luogo vede molto diverso da come l’obiettivo ha fermato la luce. L’occhio compensa infatti molto rapidamente la differenza di molti stop di luce facendo vedere anche l’interno meno buio.Ma Roberta ha saputo guardare fotograficamente e ha saputo leggere nel modo corretto la luce, esaltando i colori dello sfondo che così diventano soggetto principale con una cornice nera che racchiude i colori in una forma ben definita: quella di un portico.
Giallo e blu poi, forniscono ulteriori elementi per un’atmosfera mediterranea, dalle influenze greche, salentine o siciliane, memorie di un libro di Camilleri. Colori che rimarcano due degli elementi naturali: aria e terra.
Infine le linee orizzontali che appartengono ai colori contrastano giustamente con le curve nere della silhouette disegnata dal ferro battuto del portico.
Brava.
Francesco Barilà (scelta da Giorgio Rossi)

Accidenti davvero impegnativa questa foto di Francesco Barilà, tratta dalla serie: “La casa di Asterione”. Va bene, c'è chi dice che una foto è come una barzelletta, se la devi spiegare vuol dire che non è riuscita bene. Certo mi posso limitare a quello che vedo, perché l'essenza della foto è tutta lì, le parole servono a poco in fondo. Però mi incuriosisce così vado a cercare. “La casa di Asterione” dunque, da un racconto di Borges risalente al 1949, in cui l'autore affronta il mito di Asterione, meglio noto come il Minotauro, rinchiuso nel Labirinto di Dedalo e infine ucciso dall'eroe Teseo. Quella di Borges è una riflessione sulla diversità, le apparenze e le finzioni: una chiave per interpretare la realtà. ...“ho anche meditato sulla casa. Tutte le parti della casa si ripetono, qualunque luogo di essa è un altro luogo. Non ci sono una cisterna, un cortile, una fontana, una stalla; sono infinite le stalle, le fontane, i cortili, le cisterne. La casa è grande come il mondo.”
Ecco, ho scoperto perché questa fotografia mi attrae, mi conquista. Spesso la fotografia di architettura può sembrare semplice documentazione, oggettiva, tecnica e basta... così per vivacizzarla si ricorre ad inquadrature super grandangolari, o a tagli di luci ed ombre lunghe.
Niente di tutto ciò, questa fotografia è divisa in due. Una parte alta, una parte bassa. Potrebbe essere uno specchio, forse lo è. Uno specchio che riflette il futuro, non il presente. “Ci sono terrazze dalle quali mi lascio cadere, finché resto insanguinato”, scrive Borges altrove. Ecco è una fotografia di architettura ma è altro e altro ancora, mi perdo nel labirinto, e ritrovo l'essenza della fotografia: l'ambiguità.
