4 foto al mese: Novembre
Fabio Campo (scelta da Max Angeloni)

Per questo mese avevo deciso di voler scegliere una foto spiritosa, divertente, che mettesse allegria.
Un sorriso anche in uno sguardo distratto che fosse caduto per sbaglio su quell’immagine.
Avevo palesato tale richiesta ma evidentemente per la massa di fotografi, smaliziati o alle prime armi, evoluti o del tutto impreparati, la tentazione di cadere nei continui stereotipi della fotografia è stata più forte rispetto alla “mia” richiesta.
Di foto impegnate, o simil tali, se ne vedono in giro a quantità industriale. Il loro numero è superato solo da quelle brutte. Anzi…solitamente le foto più brutte sono proprio quelle impegnate riuscite male. Ovvero il 90%. Il 9,9% sono decenti…e solo lo 0,1% sono degne di nota.
Una foto divertente invece no. In una foto divertente si possono perdonare molte più cose. Sono attimi, frazioni, espressioni. E queste valgono più di mille regole o logiche legate alla tecnica fotografica.
Le uniche degne di nota erano quelle del “solito” Giorgio” e della sua autoironia che ogni volta trasmette nei sui “autoritratti d’autore”.
Ma non potevo scegliere un amministratore. Un vero fotografo con un bagaglio tecnico e culturale di grande spessore.
Mi ero arreso. Preparato alla cazziata storica… ma prima una pausa di riflessione era d’obbligo. Volevo fare una passeggiata per liberare la mente e scegliere le giuste parole da scrivere. Mentre facevo quattro passi nei miei pensieri un ticchettio di passi ogni tanto mi distoglieva dai miei rimugginamenti.
Mi volto e vedo passare a passo spedito ma cadenzato una donna in lontananza.
Mi riprendo dalla mia distrazione e torno ai miei pensieri.
Di nuovo… tic tac tic tac… mi giro e sempre la stessa donna ma con vestiti differenti attraversa sempre con passo spedito e cadenzato luoghi differenti.
E di nuovo i miei pensieri…e di nuovo distrazione e di nuovo tic tac…tic tac… tic tac.
All’inizio non capivo…all’inizio queste distrazioni mi infastidivano… ma poi mi sono reso conto che la mia passeggiata per liberare la mente era ormai focalizzata unicamente ad attendere il prossimo Tic…Tac.
Ogni volta l’attendevo per scoprire quali luoghi avrebbe attraversato questa donna bionda dal passo veloce ma cadenzato.
E mi accorgevo che ogni volta sorridevo. Già sorridevo…quel sorriso che cercavo per la foto di questo mese.
Sono felice…
E sono ancor più felice perché mi sono accorto solo ora di conoscere quella donna bionda dal passo spedito ma cadenzato.
E ogni volta mi chiedo dove sta andando.
Ma poi mi rispondo…Claudine va quelque part
Note
La foto di Fabio Campo fa parte di un lavoro “in continua evoluzione” dal titolo “Claudine va quelque part”
L’idea la trovo geniale per diversi motivi. Il principale è quello che, per realizzare una “bella” fotografia può bastare molto poco se si hanno le idee ben chiare.
Ovviamente non mancano pecche che, qualora un giorno Fabio volesse raccogliere tutto il materiale realizzato in un lavoro “definitivo” dovrebbero essere affrontate per rendere il tutto ancora più incisivo sotto il profilo della comunicazione. Ma sono sciocchezze in confronto al divertimento che trasmettono. Il divertimento di chi ha scattato… il divertimento di chi a posato…il divertimento di chi ha avuto la fortuna di vedere gli scatti.
Massimo Delmagno / Victor Deleo (scelti da Donato Chirulli)

Massimo Delmagno

Victor Deleo
Elogio della Semplicità
Questa volta, invece di una sola fotografia, ne ho scelte due. Due scatti apparentemente diversi tra loro, ma accomunati da una serie di caratteristiche che mi permettono di approfondire alcuni discorsi fotografici che mi stanno molto a cuore. Non sono un esperto di ritratti/glamour/beauty/fashion e così via, ma sono pur sempre un…”fruitore” (termine orribile) di ciò che altri producono fotograficamente e mi trovo spesso, anzi quasi sempre, davanti ad immagini che vorrebbero appartenere ad una delle categorie succitate, ma che appaiono stereotipate, ripetitive e scolastiche, quando non propriamente volgari e/o sciatte, o ancora, pompate con le più assurde post-produzioni fotoscioppesche…..
In altri casi, banali momenti di vita quotidiana, vengono presentati/postati solo perché (ogni scarafone è bello a mamma sua) ricordano qualcosa d’importante agli autori, ma non hanno alcun elemento (fotograficamente parlando) che riesca, almeno lontanamente, a renderci partecipi dei “sentimenti” che hanno portato allo scatto.
Veniamo ora ai nostri due scatti: il primo, di Massimo Delmagno (Alice) rappresenta la giovane figlia ed è un esempio di come si possa ben fotografare un figlio/figlia, pur essendone il padre. Saper cogliere la bellezza, la spontaneità (pur essendo in posa) e la freschezza di una “fanciulla in fiore”, andando oltre i sentimenti di parentela, ma universalizzandoli grazie ad una visione fotografica di alto livello, unita ad un’elevata consapevolezza tecnica, non è affatto facile. Il tutto, con estrema semplicità, sia nell’inquadratura, che nelle luci, senza strani artifizi tecnici. Tra l’altro, lo scatto è stato realizzato su pellicola: un’ulteriore conferma della perizia di Massimo.
La seconda fotografia è di Victor Deleo (Tess): anche questa immagine mi ha colpito subito per la sua semplicità. Non so se ritrae un momento di vita reale o se è uno scatto “costruito” ma, in entrambi i casi, la spontaneità è uno degli elementi che emergono. Qui non abbiamo strane ed esagerate pose glamour, non abbiamo look estremi o….metri di pelle scoperta per cercare di catturare l’attenzione e, tantomeno, non abbiamo lo sguardo “voyeuristico” che di solito caratterizza molti scatti del genere.
D’altronde, la bellezza è negli occhi di chi guarda e, sia Massimo che Victor, evidentemente sanno come guardare. Oltre a saper trasferire, con grande perizia, ciò che hanno “visto” in un immagine fotografica.
Complimenti, veramente, ad entrambi.
Cristiano Antonini (scelto da Daniele D'amato)

Devo ammettere che scegliere la foto questo mese è stato compito duro; i palati si affinano e le immagini rispecchiano una crescita interna notevole. Ma tant’è che bisogna operare una scelta e questa volta è toccato a Cristiano Antonini con questa immagine che al solito è in simbiosi con i miei gusti minimalisti.
Una gru e intorno il nulla. Apparentemente però, perché intorno alla gru c’è comunque il paesaggio appena appena accennato: si arriva a intravedere qualche albero, una casa e addirittura quello che sembra un palo della luce o del telefono.
Nello stesso tempo intorno alla gru si vede una grana: più sottile nei toni chiari e più spessa in quelli scuri al punto che osservando la grana, alberti, case e pali della luce sembrano di nuovo dissolti in questa grana a mo’ di nebbia.
La gru poi riposa. Viene messa in questa posizione quando non lavora e con tale nebbia si può immaginare anche perché non lavori; messa al punto giusto in una regola dei terzi che ritaglia l’immagine in basso a sinistra fino alla gru appunto.
Una lettera A sulla gru, richiamata dal marchio scritto poco più in alto: ALFA, prima lettera dell’alfabeto richiamata anche dal supporto appeso a forma di A.
Sembra quasi che la nebbia abbia risparmiato la stessa gru, che è lì per salvare dalla nebbia le cose importanti.
Bravo Cristiano per aver saputo guardare con gli occhi e vedere con il cuore; per aver composto bene e per aver voluto girare in bianconero questa bella fotografia
Fabio Manta (scelto da Giorgio Rossi)

La solitudine... mi piace molto questa fotografia di Fabio Manta. Nelle fotografie di architettura si tende spesso ad esagerare, con vedute super grandangolari per esaltare le fughe, le prospettive, con inquadrature azzardate, con una post-produzione accentuata, bianchi e neri puri e drammatici, hdr e cose simili. Per interpretare, per dare un proprio senso, una propria lettura ed interpretazione, per sfuggire a quello che può sembrare una semplice documentazione, una lettura troppo neutra. Così l'architettura non è più se stessa, le sue funzioni, necessità di essere, diventa astrazione, segno, non riconducibile a nulla se non ad una estetica del tutto soggettiva. Ok, c'è grande architettura e piccola architettura. Architettura di tutti i giorni, del nostri quotidiano, specchio perfetto della nostra vita oggi, del bisogno di avere di più deglia spazi per noi privati, quelli necessari al nostro vivere, occorrono altri spazi, quelli per i nostri indispensabili necessori, gli status symbol... L'auto, il garage, il posto macchina ove basta un numero per potere dire “questo è mio”. Il “condominio”, fatto non di un vivere insieme, condividendo, ma di regolamenti per vivere ognuno per conto suo accanto ad altri che spesso non conosceremo mai, che incroceremo talvolta solo per caso. Solitudine... numeri, scansione di spazi, luci, ombre. Una lettura fredda, neutrale, ma proprio per questo concreta, una prospettiva del tutto credibile, quella dei nostri occhi. Pensiamoci... forse niente è più drammatico della semplice normalità, dall'abitudine quotidiana, del gesto ripetuto senza farci più caso, automaticamente.
Un gatto, si ferma un attimo, ci osserva appena, poi sicuramente proseguirà per la sua giornata, non è il nostro gatto, è sicuramente un gatto qualsiasi, in una qualsiasi giornata, un incontro casuale, come molti altri.
