4 foto al mese: Aprile

Pubblicato: Lunedì, 05 Maggio 2014 Scritto da administrator

 

Claudio Bosco (scelta da Max Angeloni)


Scrivere la luce, già… ma anche scrivere con la luce. La fotografia affonda le sue radici nella pittura. Cambiano i materiali, i pennelli, gli inchiostri. Ma è sempre la luce la protagonista indiscussa della nostra interpretazione della realtà. La foto di Claudio Bosco è il perfetto esempio di tutto questo. L’interpretazione dello stesso paesaggio può essere semplicemente banale o incredibilmente espressiva. Dipende da molteplici fattori.

Claudio ha condensato nel suo scatto un attimo quasi fiabesco. La sospensione della natura con i suo colori caldi delle foglie e la bruma che sembra proteggere gli alberi come una coperta nei periodi più freddi.

Troppa poesia? Trovate che sia un commento eccessivamente ricercato ai limiti del prosaico.

Allora mettiamola così. Soggetto, inquadratura, composizione, sono perfetti. Un paesaggio è uno dei temi più banali. Banali per chi ha l’abitudine di scattare senza pensarci su, a scattare senza guardare, a scattare comunque e basta. Per chi invece ha più esperienza è perfettamente consapevole che un paesaggio è sempre li a disposizione. Ma sono pochi gli attimi in cui questo paesaggio è in grado di esprimere tutta la sua magnificenza.

Bisogna essere capaci di attendere il momento giusto. Il momento in cui la luce dipinge la natura e il fotografo (bravo) sa cogliere nella sua inquadratura quell’attimo unico.

Bravo Claudio

Pavel Vavilin (scelta da Donato Chirulli)

La mia scelta per la foto del mese di aprile, questa volta è caduta sulla bella foto di Pavel Vavilin.

La foto è bella pur se semplice, composta molto bene ma, quello che colpisce immediatamente è l’incredibile bokeh. Una parola che gli appassionati di fotografia conoscono molto bene ed intorno alla quale si aprono interminabili ed accese discussioni. Mi capita di vedere centinaia di foto al giorno nel quale si fa più o meno uso di questa tecnica, ovviamente favorita dalle caratteristiche particolari di certi obiettivi, sia ultraluminosi che di lunga focale.

l numero delle lamelle dell’ottica è fondamentale, perché da questo fattore dipende la forma dell’effetto bokeh. Non so con quale ottica Pavel abbia scattato quest’immagine, ma penso che si tratti di una con almeno 8, se non addirittura 9 lamelle. Lo sfondo è stato scelto perfettamente per esaltare l’effetto e l’ottica ha poi fatto il resto. Poco altro da dire, se non ripetere che è proprio una bella immagine.

Renato Greco (scelta da Daniele D'amato)



Un fiore sfocato.

Questo si potrebbe dire di primo impatto in questa immagine di Renato Greco, ma non è così. Più propriamente in un fiore si può cogliere la sinuosità delle sue forme, il giusto verso antiorario del suo andare verso il pistillo, il contorno sfocato che solo la gradazione di colore rende soffice e quasi sensuale. Un fiore però. Lo si capisce subito che è un fiore e personalmente, la cosa che più mi intriga è proprio che lo si coglie senza quasi vedere nulla. Apparentemente una massa informe, desaturata e priva di dettagli, ma in sostanza un fiore delicato e bianco. Vogliamo parlare dei colori? Pochi, come raramente se ne vedono in fotografia, un verde pastello diffuso e un bianco appena accennato che fa sembrare verdino anche ciò che non dovrebbe. Spendiamo una parola anche per la composizione allora: un taglio orizzontale dell’immagine con questo taglio naturale del fiore che nel suo proseguire verso l’interno misterioso del suo ventre spacca in due il fotogramma verticalmente, seguendo peraltro anche la regola dei terzi. Che cosa si può volere di più da una così ben composta e gradevolissima fotografia? Beh, a mio parere solo una cosa: quella firma all’interno del fotogramma. E’ una spina nel fianco, un colpo di coltello in un’immagine così delicata, una cosa che se proprio doveva esserci poteva stare in una cornice appena fuori dal contenuto, che così appare gratuitamente violato. Ma c’è tempo per porre rimedio a questa piccola annotazione.

Bravo Renato per riuscire con poco a emozionare ancora.

 

Lucio Barabesi (scelta da Giorgio Rossi)


Molte volte osservando una bella fotografia provo un piacere epidermico, emerge dalla rete e mi piace.

Poi scivola in basso, sparisce , me la dimentico. Per questa foto di Lucio Barabesi non è così. Mi si è fissata nella mente e continua a galleggiare. La ricordo in ogni minimo particolare e tuttavia mi piace tornare ad osservarla. “Follonica beach 2013 summer....” Una casa in riva al mare, come se ne vedono poche ora che vincoli paesaggistici impongono una fascia di rispetto di 300 m dalla linea costiera. Eppure case così dovrebbero essere protette come beni culturali, per la loro delicatezza. Non sono le casette dei pescatori nel Italia, in Grecia, in molti altri Paesi. Non sono queste casette da famigliola in vacanza a deturpare il paesaggio. Sono assai più tremendi i palazzi  anni 50/60, le miriadi di speculazioni edilizie che hanno fatto crescere cittadine che durante l'inverno si trasformano in città fantasma. Edifici come quello che incombe e fa da fondale  alla casetta. Una fotografia inquadrata in prospettiva centrale, il fotografo è spettatore del  teatrino dove si svolge silenziosamente la scena. Una scena vissuta o vista mille volte. Una signora che entra in casa, si intravede l'interno illuminato, deve essere sul far della sera.  Un'altra signora si intrattiene con due o tre bambinette. Un cane passa per caso o forse non per caso, forse è un cagnolino di famiglia o un habitué della spiaggia. Un tavolinetto basso in plastica bianca, due canoe un windsurf, un telo da spiaggia  steso ad asciugare sul davanzale. Un cancelletto chiuso per evitare che un bambinetto sfugga al controllo.... Tutto è poco nitido ma proprio questo mi piace, una identificazione precisa non servirebbe. Renderebbe quel momento privato, unico e distante da me. Su tutto aleggia una patina sabbiosa, la post produzione realizzata con nick collection. Che non so neanche cosa sia e non lo voglio nemmeno sapere, tanto sono lontano da certi software.

Eppure.... eppure mi sembra di sentire nell'aria l'umido... sapore di sale, sapore di mare e in gusto un po’ amaro di cose perdute.